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Tutto il resto è chiacchiera

Considerazioni personali sulla cosiddetta “occupazione” del Malpighi

(23.10.2008)

 

Ho saputo, oggi non ero in servizio, che dopo una mattinata concitata, sarebbe stata proclamata una “occupazione” del Liceo Malpighi.

 

La scuola è scuola sempre

Mi preme richiamare per prima cosa che la scuola è sempre luogo di formazione: non solo durante le ore di lezione, ma anche, e qualche volta soprattutto, per altre vicende, come quelle che stiamo vivendo ora. Sono circostanze che hanno questo di particolare: che non puoi evitare di prendere posizione.

E’ vero, ci sono anche coloro che si fanno trascinare dalla corrente, e quindi riescono a non scegliere (cioè a non essere liberi) nemmeno in queste situazioni: ma qui intendo parlare e scrivere rivolgendomi a studenti, docenti e genitori responsabili, non al gregge, che -per definizione- non mi leggerà.

 

 

Al di sopra di tutto la responsabilità della persona

In circostanze come queste, prima di guardare ai singoli episodi, credo che si debbano tenere presenti alcuni valori assolutamente prioritari, che qui voglio riassumere in uno solo: la responsabilità della persona: ognuno può e deve fare ciò che, dopo attento esame e dopo essersi confrontato con gli altri, gli detta la sua coscienza, assumendosene in pieno la responsabilità, e pagando naturalmente di persona il prezzo delle proprie scelte.

Tutto il resto è chiacchiera.

  

Alle leggi si può disobbedire, ma solo se si hanno dei valori più alti

Tradotto in concreto: se qualcuno “occupa” la scuola ed impedisce la svolgimento delle attività (il che è contro la legge e almeno a prima vista in danno della società) non può farlo nascondendosi nel mucchio: deve dire pubblicamente chi è, ed esporre  le ragioni che lo hanno portato a violare le leggi della convivenza; e deve aspettarsi di essere portato davanti ad un magistrato che, in nome del popolo italiano, gli chiederà conto di quello che ha fatto.

E mentre il giudice cercherà di “convincerlo”[1] che ha fatto del male alla società infrangendo le leggi, lo studente invece cercherà di convincere il giudice di avere agito in vista di una società migliore e di una legge migliore; ma non per questo pretenderà di essere assolto.

Tutto il resto è chiacchiera.

 

Come mi comporterò io

Se chi ha interrotto il funzionamento della scuola è nell’atteggiamento che ho appena descritto, ha certamente in linea di principio il mio rispetto, anche se poi vorrei entrare nel merito delle sue convinzioni e provare a verificarle, per vedere se sono condivisibili (e in questo caso potrei capire che è mio dovere unirmi a lui).  Ma finora (e ahimé da sempre, nella mia esperienza qui al Malpighi) di queste ragioni non ne ho avute mai: la ragione addotta più di frequente è che “se non si fanno delle azioni clamorose non si viene ascoltati”. Ciò non è molto consolante.

Come che sia, alla luce delle considerazioni fin qui svolte, come sempre ho fatto, e come è mio diritto (ma anche mio dovere[2]), inviterò la magistratura a valutare se nel comportamento di coloro che “occupano” il Malpighi si trovino ragioni ideali che meritino di essere apprezzate e considerate prevalenti, oppure vi sia stata solamente una infrazione di norme della convivenza civile. (Certo, sarebbe più bello se fossero gli studenti stessi ad autodenunciarsi…).

 

 Il diritto allo studio

Certamente vi è anche il diritto allo studio, che è valore non secondario: e quindi gli studenti che si sentono deprivati di questo diritto possono e devono, secondo la loro coscienza, adottare con responsabilità ogni iniziativa a difesa di questo loro diritto.

Parimenti vi è il diritto dei docenti e del restante personale scolastico di svolgere la funzione per la quale sono pagati, ed anche essi hanno il diritto di comportarsi secondo il principio di responsabilità. Lo stesso vale per i genitori.

 

 Non inerti, ma attivi

Aspettare che “passi”, attendersi che le decisioni le debbano prendere gli altri, è fra le conseguenze più deleterie e diseducative che si vengono a verificare in queste circostanze: non di rado gli studenti (malgrado tutto “l’impegno” che adducono a copertura del proprio comportamento) ne escono più “gregge” di prima: sia quelli che hanno “occupato” (giocando sugli istinti più bassi della massa) sia quelli che non hanno “occupato” (e che sono rimasti ad aspettare che da sé la scuola ricominciasse).

 

 

Segnali di futuro

Mi fermo qui.

Ho trovato del materiale risalente ad anni fa, e lo ripubblico sotto questi link[3]

C’è però una grande differenza fra quando scrivevo allora e quando scrivo oggi:

allora sapevo di rivolgermi (per “rimproverarla”, se mi è permesso il verbo) alla totalità degli studenti del Malpighi.

oggi invece so che c’è una parte degli studenti, e non una parte trascurabile, che la pensa più come me che come gli studenti di una volta. Ditemi voi se di questi tempi è poco…  Essi hanno dunque l’effettiva possibilità di lasciare il mondo (o almeno la scuola) migliore di come lo hanno trovato.

 

 

francesco dentoni, docente

 

 

 

Se riceverò commenti, li pubblicherò.

 

 

 


 

[1] in inglese il condannato riconosciuto colpevole in tribunale si chiama “convicted

[2] Codice penale, art. 361

[3] http://fdentoni.sitodiservizio.it/2008-2009/19941123-usciredallombra.pdf

     http://fdentoni.sitodiservizio.it/2008-2009/19941228-esposto.pdf

     http://fdentoni.sitodiservizio.it/2008-2009/19951023-usciredalmucchio.pdf

     http://fdentoni.sitodiservizio.it/2008-2009/19961209-proposteoperative.pdf

    http://fdentoni.sitodiservizio.it/2008-2009/20011218-esposto.pdf

 

 

 

 

 


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