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In occasione dei funerali di Karol Wojtyla (08.04.2005)

Poiché

intendo lasciare un mio piccolo contributo di commento alla giornata di oggi, riportando un messaggio che ho appena inoltrato ad una mailing-list di docenti italiani

 

Sta andando in onda il gigantesco raduno dei funerali di Karol Wojtyla.

Pare certo che superi in dimensioni le folle del funerale di Stalin, anche se si attesta solo a metà della ressa accorsa a quelli di Khomeini (ho letto di sette milioni di presenti, con 500 morti e 10.000 feriti).

Ma la storia si dimentica presto, e ci scommetto se fra tre generazioni i nostri studenti del liceo sapranno chi è stato Giovanni Paolo II (oggi la memoria media arriva un po' a fatica a Papa Giovanni).

Ne approfitto invece per descrivere un altro funerale. Quello sì, lo si ricorda ancora dopo più di 1900 anni. Da una delle cronache rimaste, il numero dei presenti è chiaramente ricostruibile: due.

"Dopo questi fatti, Giuseppe d`Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com`è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Parascéve dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino."  (Vangelo di Giovanni cap. 19)

Siamo educatori: mai giudicare dai numeri. Questo lasciamolo fare ai berluscones di turno...

francesco dentoni docente di storia e filosofia



 
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