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DAY BY DAY
(2000-2001)

01.01.26 L'insostenibile pesantezza dei test

(L'immaginario della scuola, l'individuo e la società, il modo di concepire l'impegno della vita)

Antefatto: 

per il 25.1.2001 (in orario a ridosso delle ore di lezione) avevo programmato, fin dal primo consiglio di classe, il giorno dei test suppletivi per gli studenti del triennio F che fossero stati assenti alle prove scritte di Storia e/o di Filosofia svolte durante il primo quadrimestre. La prova era prevista dalle 13.45 a seguire, per un tempo variabile, a seconda delle prove suppletive da svolgere (da 20 a 70 minuti per la 5F, da 20 a 95 minuti per la 4F, da 20 a 50 minuti per la 3F).

Per lo stesso giorno, è stata anche successivamente programmata, per le Classi Quinte,  una "simulazione" della prova scritta di matematica dell'esame di stato: cinque ore dalle 8.30 alle 13.30

Gli studenti della 5F, tramite i rappresentanti di classe, mi hanno chiesto di spostare la prova suppletiva, per la concomitanza di giorno con la prova di matematica. Ho detto no, per alcune delle motivazioni che seguono. 

Poi qualche altro fatto è certamente intervenuto (verosimilmente gli studenti del Quinto F si sono recati in Presidenza ed hanno esposto il caso), perché la Presidenza mi ha ripresentato le richieste degli studenti della 5F, chiedendo di rivalutarle e di riconsiderare la mia decisione. In risposta io ho ripresentato alcune delle motivazioni che seguono, ed ho ribadito che non trovavo ragioni decisive per uno spostamento della prova. 

La Presidenza, utilizzando poteri che ritengo sostanzialmente legittimi, perché riguardanti il piano della organizzazione e non quello della didattica, ha spostato d'ufficio la prova suppletiva ad altro giorno.

 

Considerazioni:

mi sembra che il sistema democratico abbia funzionato abbastanza bene. Ognuno (docenti, studenti, presidenza) ha agito nell'ambito delle proprie competenze, e questo è senz'altro un fatto positivo. Non sempre avviene così. Mi sento quindi più libero di andare al nocciolo del problema.

Non c'è nessun fatto isolato o neutrale, nella vita; e neanche nella vita della scuola. Ogni episodio che avviene nella scuola e nella società è un microcosmo che contiene in sé l'intero DNA della scuola e della società intera. Ecco perché non penso che questa vicenda sia da considerarsi positiva.

 

Questi sono i principali motivi della mia opposizione:

1. Non è serio, da un punto di vista strettamente organizzativo, cambiare le disposizioni già impartite; e tanto meno cambiarle all'ultimo momento. Io la responsabilità di cambiare una scadenza all'ultimissimo momento, non me la sono presa. 

2. L'efficienza della scuola (ma non solo nella scuola) si ottiene limitando al massimo le procedure speciali, gli interventi caso per caso. Già il fatto di dovere svolgere delle prove suppletive, comporta delle risorse improduttive, che vengono inevitabilmente sottratte al lavoro complessivo. Se poi le prove suppletive vengono spostate, e per di più all'ultimo momento, anche questo comporta risorse sprecate: risorse che vengono pagate dagli studenti. Il giorno nel quale gli studenti, terminata questa vergognosa e diseducativa messa in scena nella quale tutti sembrano avere fatto tutto (anche se metà delle lezioni non sono state svolte, e nell'altra metà si è tirato a campare, tutti i diplomi sono uguali), avranno un certificato nel quale risulti quello che effettivamente hanno svolto, forse capiranno meglio cosa intendevo dire.

3. Il principio secondo cui gli impegni pubblici non vengono modificati per "comfort" privato, può essere considerato una forma di astratto burocratismo. In realtà, però, se passa il principio opposto, e cioè che gli impegni pubblici vengono adattati per andare incontro al "comfort" dei singoli (della Quinta F, in questo caso), si rischia di fare regredire a livelli feudali le conquiste democratiche della doverosa assoluta imparzialità di ciò che è pubblico: ci sarà immediatamente una disparità fra coloro che saranno in grado di fare sentire le proprie esigenze di "comfort" e chi invece no. Se avete dei genitori nella pubblica amministrazione, fatevi spiegare in concreto cosa significa questo . Ma anche nel nostro piccolo, ne abbiamo una controprova: gli studenti delle altre due classi sono stati spostati come pedine (lasciamo perdere qui se sia avvenuto all'ultimo momento, che rende la cosa più incresciosa), perché la "lobby" della 5F aveva esigenze private.... 

4. Ma forse qualcuno dirà che dopo un test di matematica di cinque ore, è nel diritto dello studente rifiutare di fare un altro compito... Su questo non sono d'accordo. 

a) che il limite massimo tollerabile da uno studente del Quinto Anno  del Liceo Scientifico sia cinque ore di test, è clamorosamente falso: la prima prova dell'esame di stato, stabilita dal Parlamento Italiano, non trova sconveniente impegnare uno studente per 6 ore [vi sono altri tipi di prove, sempre all'esame di stato, di durata anche maggiore]. Fra meno di cinque mesi gli stessi studenti saranno chiamati ad un test di sei ore consecutive... gli stessi che oggi dicono che sei ore (nemmeno consecutive) per un test sono troppo stressanti.... 

b) senza contare che fare un test di storia o filosofia dopo un test di matematica (di cinque ore), sia più faticoso che dopo cinque ore di lezione, questa secondo me è una favola metropolitana. Seguire una lezione (seguirla veramente) è molto, molto più impegnativo! Erano gli studenti del Terzo e del Quarto, ad avere eventualmente più ragioni per sentirsi a disagio... Se uno studente è arrivato al Quinto anno e non ha mai sperimentato il benessere fisico che deriva dal concentrarsi con intensità su di un lavoro intellettuale, secondo me manca di alcune esperienze fondamentali, e forse dovrà pensarci bene, prima di iscriversi all'università... 

4. Il giorno che all'università, nel gioco delle sessioni e degli appelli, gli ex-studenti del Malpighi si troveranno due esami nello stesso giorno, che faranno? Statisticamente (e biologicamente) parlando, quelli che al liceo hanno retto due test nello stesso giorno troveranno le reti neuronali disponibili a fare due esami nello stesso giorno; gli altri, non riusciranno nemmeno a pensare che due esami nello stesso giorno si possano fare: e questo potrebbe essere il segno che la nostra specie (ma per fortuna solo quella bianca e benestante) va degenerando ed è sulla via della estinzione...

5. Mi piacerebbe che qualche neurofisiologo misurasse la capacità di erogazione di fatica dei diciottenni di oggi (in termini di resistenza davanti ai videogames, in luoghi di divertimento o di spettacolo affollati all'inverosimile, con bombardamento sensoriale ad altissimi livelli, in veglie prolungate fino al mattino successivo...): e mi attestasse che sei ore di test a scuola sono più logoranti di esperienze del tipo di quelle che ho appena detto. Io, da profano, non lo credo. Ma mi rendo conto che se un ragazzo di oggi fin da piccolo ha sentito ridicolizzare l'impegno di studio ("studi anche oggi che è sabato?! ma no, poverino... Non ti devi stressare...."), allora lui è convinto che sei ore non si reggono [ma non solo sei: cinque, quattro, tre, due... (se non ci credete, ascoltate i discorsi che gli studenti fanno fra di loro)

6. Mi sembra che "cultura" sia lasciare perdere i luoghi comuni: e la scuola, che dovrebbe essere luogo di cultura, rischia di essere, come certi ospedali per i germi, un vero e proprio brodo di coltura di squallidi luoghi comuni (provate ad ascoltare i discorsi in libertà degli studenti sulla scuola): e mi pare che anche questa vicenda faccia corpo, logicamente, con idee poco raccomandabili su cosa sia scuola, su cosa sia test, su cosa sia il punteggio scolastico...; per non parlare del luogo comune, veramente demenziale oltre che profondamente marchiato di italica menzogna, secondo cui i test (e cioè la verifica dell'apprendimento) sia più importante di quello che si apprende.... Mai una classe che venga a dire: "siccome siamo stanchi per il compito di latino, per favore non spieghi Aristotele, che lo capiremmo male; piuttosto interroghi" (lasciando perdere, qui, l'altro luogo comune dello "spiegare" e dello "interrogare"...).

Ragazzi, siamo seri. E se proprio volete prendere qualcosa dagli adulti, cercate di non prendete il peggio. 

Roma 26.01.2001

docente francesco dentoni



 
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