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Al ministro della pubblica Istruzione Luigi Berlinguer

Al procuratore della repubblica presso il tribunale di Roma

A tutti i docenti nella scuola pubblica

A tutti gli studenti del triennio nella scuola secondaria superiore, e ai loro genitori

Signornò (n. 2)

Oggetto: O.M. 128/99, art. 3, c. 3

Fatti

1. Già in passato il ministro della pubblica istruzione ha ripetutamente posto in essere atti ed omesso adempimenti in violazione della attuale normativa relativa all'insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, come determinata dalla L. 121/85 art. 9.

2. In data 14.5.1999 il ministro della pubblica istruzione ha emanato la O.M. 128/99 che all'art. 3 recita:

comma 2) I docenti che svolgono l'insegnamento della religione cattolica partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l'attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento. Analoga posizione compete, in sede di attribuzione del credito scolastico, ai docenti delle attività didattiche e formative alternative all'insegnamento della religione cattolica, limitatamente agli alunni che abbiano seguito le attività medesime.

comma 3) L'attribuzione del punteggio, nell'ambito della banda di oscillazione, tiene conto, oltre che degli elementi di cui all'art.11, comma 2, del Regolamento, del giudizio formulato dai docenti di cui al precedente comma 2 [docenti di religione cattolica e attività alternative] riguardante l'interesse con il quale l'alunno ha seguito l'insegnamento della religione cattolica ovvero l'attività alternativa e il profitto che ne ha tratto, con il conseguente superamento della stretta corrispondenza con la media aritmetica dei voti attribuiti in itinere o in sede di scrutinio finale e, quindi, anche di eventuali criteri restrittivi.

Considerazioni

Sotto il profilo strettamente giuridico:

a) il comma in oggetto modifica espressamente (senza averne alcun titolo legittimo, perché una Ordinanza non può cambiare un DPR), le disposizioni del DPR 23.7.98 n. 323, art. 12, c. 2, introducendo arbitrariamente altri criteri oltre quelli ivi elencati.

Tutti gli studenti (e relative famiglie) che per qualsivoglia motivo intendano recriminare a proposito della attribuzione del credito formativo, sono ampiamente autorizzati ad aprire un contenzioso, perché i legittimi criteri di attribuzione del credito scolastico sono stati qui abbastanza palesemente manomessi.

b) le "attività alternative" di cui parla il comma in oggetto non solo non sono previste dalla attuale normativa scolastica (D.Lgs. 297/94), ma sono espressamente vietate (D.Lgs. 294/94 art. 311). Erano nate nella mente dei ministri democristiani per limitare la libertà di scelta e di coscienza degli studenti, sono state ridicolizzate dalle sentenze della Corte Costituzionale, e sono state seppellite dal D.Lgs. 297/94, che sia pure con 10 anni di ritardo ha preso atto di quanto già varie leggi avevano nel frattempo sancito: e cioè che nessun altro insegnamento può avere luogo in concomitanza di insegnamenti o pratiche religiose, nelle classi nelle quali sono presenti studenti "non avvalenti". Ora il ministro cerca di resuscitarle, per riportare l'orologio della storia indietro, e offrire spazi ad anacronistiche e pericolose voglie di rivincita di un gruppo clericale annidato nella conferenza episcopale italiana ma che certamente non rappresenta il buon senso di tutti gli italiani, cattolici e no, i quali sanno bene che andiamo verso una società pluralista e multietnica, nella quale non c'è spazio per odiosi e balcanici privilegi religiosi di nessuna sorta.

Sotto il profilo del merito

1. Le disposizioni sopra evidenziate costituiscono palese violazione del principio generale, sancito dalla legge 121/85, secondo cui la scelta se avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica non può dar luogo ad alcuna discriminazione: principio peraltro già ripetutamente difeso e chiarito dalla Corte Costituzionale, a fronte di reiterati ed irresponsabili tentativi di svuotarlo (obbligare ad attività alternative i "non avvalenti"; tenere i "non avvalenti" comunque a scuola con il pretesto di non discriminare gli "avvalenti"; ed ora promettere agli "avvalenti" un riconoscimento in termini di credito scolastico per la loro scelta)

Ora, è evidente che l'inclusione dell'IRC fra i criteri di assegnazione del credito scolastico produce discriminazione:

a) infatti la normativa attuale prevede che il profitto dell'IRC sia scelto fra le seguenti voci: "sufficiente, molto, moltissimo", e quindi il fatto di prendere in considerazione il profitto di tale insegnamento non potrà che essere, per principio, favorevole allo studente che si avvale, solo per il fatto di essersi avvalso; invece, chi non si avvale, non avrà questo elemento a proprio favore

b) la contro-obiezione che lo studente che non intende avvalersi dell'IRC, se non vuole essere svantaggiato può ben chiedere le (fantomatiche) "attività alternative" è già stata ampiamente confutata dalla Corte Costituzionale, la quale ha sancito che la "non discriminazione" deve essere assicurata senza che agli studenti "non avvalenti" sia addossato "obbligo alcuno". In questo caso, invece, gli studenti, se non vogliono essere svantaggiati, devono seguire una attività alternativa.

c) è superfluo peraltro far notare che fra tutte le religioni praticate nel nostro paese, è attivato e garantito solo l'insegnamento confessionale della religione cattolica; per cui sono a priori discriminati tutti coloro che avrebbero voluto seguire sì un insegnamento confessionale, ma di religione diversa dalla cattolica.

2. Peraltro non si capisce nemmeno la logica distorta secondo cui il profitto nell'insegnamento di religione cattolica ai fini del credito scolastico non si computa nella media finale (e fin qui sono tutti d'accordo), ma poi lo si vuole ugualmente fare valere. Uscito dalla porta per volontà della legge, viene fatto rientrare dalla finestra con le stesse tattiche vergognose con le quali la scuola pubblica italiana, governata da ministri democristiani, ha per sei anni, dal 1985 al 1991, sequestrato incostituzionalmente, dentro le scuole trasformate in carceri, migliaia di studenti che non intendevano avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica né di obbligatorie "attività alternative".

3. E' di grande rilevanza costituzionale, inoltre, un altro ordine di considerazioni: la repubblica italiana ha una costituzione "laica", il che significa, come ha spiegato la Corte Costituzionale, che nel nostro sistema giuridico vige sia la libertà di religione che la libertà dalla religione (chi non capisse si documenti nel progetto di riflessione e di ricerca sull'insegnamento della religione cattolica dal titolo "IRC parliamone: non nuoce alla salute", realizzato nell'anno scolastico 1996/97 dalla classe 5F del Liceo Scientifico Malpighi di Roma, in particolare nel documento conclusivo n. 2, la riflessione "la laicità dello stato nella nostra costituzione"). Come conseguenza di ciò, lo stato si disinteressa completamente del fatto che uno studente abbia scelto o meno un insegnamento confessionale. Infatti, davanti allo stato, egualmente valida è la scelta di chi si avvale come la scelta di chi non si avvale. Nella valutazione della scuola sullo studente, la scelta effettuata ha valore assolutamente neutro.

E infatti tutti sappiamo che vi sono ottimi motivi per scegliere l'insegnamento della religione cattolica, e vi sono ottimi motivi per non sceglierla (si vedano le "raccomandazioni" nel documento conclusivo n. 1 della ricerca sopra citata) . Per tale scelta lo studente non deve essere né penalizzato né premiato. Ad esempio:

a) Se uno studente è credente, e non ha chiesto l'insegnamento della religione cattolica perché ritiene un privilegio medievale usufruire di un insegnamento confessionale a spese di tutti (credenti e non credenti), lo vorremo penalizzare per queste sue convinzioni di coscienza?

b) Se uno studente crede nella cultura e nella libertà di pensiero e trova insopportabile che l'insegnante di religione cattolica abbia per legge la museruola di una ortodossia precostituita, e proprio per il suo amore verso la cultura libera (cioè un valore costituzionale) non sceglie l'insegnamento di religione cattolica, lo vorremo penalizzare? Non dico che avrà diritto ad un premio, ma certo non siamo educatori se gli infliggiamo un castigo.

c) Non facciamo finta di niente e parliamoci chiaro. Gli insegnanti di religione cattolica devono insegnare (per legge! siamo in pieno medioevo!) quello che la conferenza episcopale italiana propone come dottrina ufficiale. Quindi se per un intero anno un docente di religione cattolica ha sostenuto in tutte le salse il principio (recentemente dichiarato "magistero ordinario" e quindi di fede, anche se per ogni onesto credente rasenta la bestemmia) che il Dio dei cattolici ha una particolare preferenza per i maschi, con la conseguenza (in grave contrasto con i principi delle Nazioni Unite e della nostra Costituzione) che anche nella istituzione ecclesiastica italiana (che non è cosa del tutto privata, perché riccamente finanziata con migliaia di miliardi di lire di tutti i contribuenti), le femmine devono obbedire e tocca ai maschi comandare: se uno studente ha con "buon profitto" e con "grande interesse" imparato questo in un anno, noi gli daremo un credito scolastico? Siamo seri.

* * * * * * * *

In sostanza, io leggo nella O.M. 128/99 a.3. c.3 una vera e propria istigazione a violare le leggi della Repubblica, per di più su di un tema di rilevanza costituzionale.

Invito pertanto:

Dichiaro infine

che non intendo attenermi alla normativa indicata dalla O.M. 128/99 art. 3 c. 3 nella parte in cui si dice che "L'attribuzione del punteggio, nell'ambito della banda di oscillazione, tiene conto, oltre che degli elementi di cui all'art.11, comma 2, del Regolamento, del giudizio formulato dai docenti di cui al precedente comma 2 [docenti di religione cattolica e attività alternative] riguardante l'interesse con il quale l'alunno ha seguito l'insegnamento della religione cattolica ovvero l'attività alternativa e il profitto che ne ha tratto", in quanto tale normativa costituisce invito, anzi ordine, a violare la Legge 121/85 art. 9, secondo la quale la scelta se avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica non può dar luogo ad alcuna forma di discriminazione
 
 

Chiedo

come è mio diritto ed anzi mio dovere

(essendo io un incaricato di pubblico servizio che ha ravvisato la presenza di reati nell'esercizio del proprio compito)

al procuratore della repubblica presso il tribunale di Roma di valutare se l'operato del ministro della pubblica istruzione Luigi Berlinguer, alla luce dei fatti e delle considerazioni sopra esposti, non si configuri (fosse anche pretestuosamente velato da cavilli) come vero e proprio reato di abuso di pubblici poteri, istigazione a violare le leggi della repubblica, premeditata discriminazione dei cittadini per motivi di coscienza e di religione, interesse privato in pubblici poteri. E se del caso, chiedo che egli venga punito e norma di legge, assieme ai suoi collaboratori nel ministero della pubblica istruzione ed ai responsabili della conferenza episcopale italiana che, stando alle vigenti disposizioni, hanno con lui collaborato nella emanazione della normativa qui in oggetto.

Chiedo inoltre di essere ascoltato dal magistrato, per documentare una serie di altri comportamenti, alcuni dei quali di inaudita gravità, del ministro della pubblica istruzione (nonché di vari suoi diretti subalterni), che fanno sorgere il fondato sospetto che esista una volontà continuativa, organizzata, ostinata, coalizzata, di violazione delle norme di legge relative all'insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, al fine del privato interesse della conferenza episcopale italiana, e in sostanza mirante ad una alterazione operativa dell'attuale ordinamento costituzionale.

Nella mia qualità di cittadino italiano che ha il dovere di rispettare le leggi, ma anche il diritto che tutti gli altri le rispettino, e massimamente coloro che sono investiti di pubblici poteri; nella mia qualità di genitore di studente nella scuola pubblica, che ha il diritto che i poteri esercitati nei confronti di mio figlio siano conformi alle leggi della repubblica, e non a interessi privati e criminali; nella mia qualità di docente nella scuola pubblica, che ha diritto a non essere sottoposto a poteri arbitrari ed illegali, mi dichiaro formalmente parte offesa, e chiedo di essere avvertito in caso di archiviazione, ai sensi dell'art. 408,2 c.p.p.

Difendiamo la la Costituzione contro i pubblici poteri che la calpestano. Viva la Repubblica Italiana.

Roma 4 giugno 1999

Francesco Dentoni


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