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La cosiddetta "autogestione" del 2007


 

Un rito stanco

Ho avuto comunicazione, nel Collegio dei Docenti del 29 gennaio 2007, che gli studenti, attraverso i rappresentanti eletti in Consiglio di Istituto, hanno chiesto e contrattato alcuni giorni di "autogestione".

E' un rito stanco, che arriva tutti gli anni, come fosse una specie di anticipo di Carnevale. Forse da dei giovani di 16-18 anni ci si potrebbe aspettare di più.

Rimando anche io, allora a quanto ho scritto in questi ultimi anni (lo trovate qui).

 

Siamo messi male

Se posso aggiungere qualcosa è questo: temo che siamo messi un po' male.

Se tutto il contributo degli studenti all'andamento della scuola è trovare spazi di non lezione e di festa, siamo messi male.

Se invece di volere una scuola migliore gli studenti vogliono la stessa scuola, ma un po' più corta, siamo messi male.

Se, nella scuola, studenti e -peggio ancora- Collegi dei Docenti e Consigli di Istituto pensano di poter convivere con delle sottili ipocrisie che avvelenano la credibilità del lavoro di questa istituzione della Repubblica, siamo messi male.

Se gli studenti accettano che le autorità scolastiche concedano loro piccoli spazi per accontentarli bonariamente come bambini da premiare perché i capricci li fanno solo a metà, siamo messi male.

 

Un giorno, forse...

Io comunque credo che una parte (forse non tanto esigua) degli studenti sia ben consapevole di quanto qui ho scritto, e non condivida questa "sceneggiata". E un giorno, forse, mi troverò a scrivere qualcosa d'altro.

 

"Scelta" è una cosa seria

Nel frattempo voglio fare una riflessione: nella tradizione del Malpighi una particolarità del rito della "autogestione" è che lo studente è messo di fronte ad una scelta. Quindi per quanto infantile nella sostanza mi sembri l'intera situazione (voglio accorciare la scuola e mi invento qualche pretesto), almeno un risvolto importante c'è: ogni studente può (ma ahimé non sempre avviene) essere messo in condizione di fare una scelta . Partecipare o non partecipare?

 

Credo che siamo tutti d'accordo che i comportamenti dovrebbero nascere tutti da scelte consapevoli. E di queste scelte, in un luogo pubblico come è la scuola della repubblica, ognuno dovrebbe dare ragione, perché con il suo comportamento tocca la vita degli altri: ad esempio avrebbero diritto a sapere le ragioni di chi non andrà a lezione, tutti i cittadini italiani che pagano gli insegnanti, la luce e il riscaldamento, e che forse non sono d'accordo che il due per cento (4 giorni su 200) del loro contributo vada speso in quel modo.

 

Le scelte sono valide nella misura che sono frutto di convinzioni profonde, e di libertà.  

Non diremo certo che il topo sceglie di mangiare il formaggio: il topo mangia il formaggio; il topo non è libero. Liberi non si nasce: si diventa. Se non si cresce, si rimane come il topo.

Mi auguro che ognuno  potrà dire i motivi della propria scelta; e naturalmente ognuno è libero di ritenerli sinceri o meno, e di ritenerli validi o meno. Ma che nessuno pensi di nascondersi nel mucchio. Una cosa è sicura: dove c'è gregge non c'è scuola.

 

Un suggerimento:

Nella situazione concreta (una situazione che secondo me era bene non si verificasse), io penso una cosa molto semplice :

Ho finito.

Ragazzi, siamo seri! 

Roma 30.01.2007

docente francesco dentoni



 

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