Pagina Web di F. Dentoni - home


No alle censure sui libri di testo

COLLEGIO DEI DOCENTI 17.05.2001

pubblico qui

(io ero assente per motivi di salute)


No alle censure sui libri di testo

Intendo riproporre anche quest’anno una mozione che deplora la esistenza di una censura preventiva su alcuni libri di testo (quelli di IRC) all’interno della scuola. Questo costituisce discriminazione grave in danno dei docenti di religione cattolica, anche se essi, per comprensibili motivi, non possono o non vogliono ammetterla.

Ma rispetto allo scorso anno sono successi almeno altri due fatti:

Si tratta di fatti gravi, pericolosi ed inediti: per decenni di regime DC (con ministri della Pubblica Istruzione che sono stati praticamene tutti democristiani fino al 1996), nessuno si era mai sognato di intervenire in merito alle opinioni ed alle interpretazioni insegnate nella scuola, lasciate alla libera discussione fra gli studiosi, in base al principio costituzionale che la cultura è libera e libero ne è l’insegnamento.

Forse questo non sarebbe successo se il mondo della scuola fosse stato più fermo nel respingere quella prima velenosa violazione del principio della libertà della cultura e della scienza, costituita dal controllo ideologico sui libri di testo dell’IRC nella scuola pubblica.

Perciò, anche se sarò assente per motivi di salute dal collegio del 17.05.2001, chiedo che venga proposta e votata la mozione che segue. Mi piacerebbe un giorno, se vivrò, poter raccontare ai nipoti che non tutti sono stati zitti di fronte ad un progressivo imbarbarimento della vita civile.

Roma 17.05.2001

Francesco Dentoni – docente di Storia e Filosofia


Mozione

 

"Io sottoscritto, docente del Liceo Scientifico Malpighi di Roma, al momento di deliberare sulla adozione dei libri di testo per l'anno scolastico 2001-2002,

dopo aver constatato che la Intesa fra Stato Italiano e Conferenza Episcopale Italiana del 14.12.85 all'art 3.2 prevede che "i libri di testo per l'insegnamento della religione cattolica, per essere adottati nelle scuole, devono essere provvisti del nulla osta della Conferenza Episcopale italiana e dell'approvazione dell'ordinario competente"

dopo avere considerato che tale obbligo di approvazione si configura in violazione del principio della libertà di insegnamento di cui al DPR 417/74 art 1, supportato inequivocabilmente dall'art. 33, comma 2 della Costituzione

dopo avere altresì considerato che gratuita, ingenerosa e vessatoria risulta la clausola della richiesta di specifico nulla osta per i libri di testo, quando già il docente di Insegnamento della religione cattolica è munito di specifica idoneità rilasciata dalla medesima autorità ecclesiastica

richiamo la attenzione degli organi competenti, di tutte le componenti della scuola, nonché della pubblica opinione sulla dubbia legittimità costituzionale di tale normativa

e nel frattempo decido di astenermi sulla proposta di adozione dei libri di testo avanzata dai docenti di Insegnamento della religione cattolica"


Il dibattito

La mozione è stata votata da 30 docenti; 28 docenti hanno votato contro

Poiché io ero assente, riporto una relazione che mi è stata gentilmente fornita da alcuni colleghi che erano presenti:

"Prima di passare alla votazione relativa a tutte le proposte di adozione dei libri di testo, la docente C.M. ha chiesto di parlare e ha introdotto la proposta di mozione inviata dal docente Dentoni, non presente per motivi di salute: una proposta che riguardava in particolare i libri di testo di IRC, per i quali si deplorava, come in anni passati, una "censura" preventiva avvertita come una grave discriminazione a danno dei docenti di religione cattolica, effettivamente non liberi di scegliere testi, nonostante l'attestata idoneità all'insegnamento della materia. La proposta di mozione è stata fatta propria, in assenza di Dentoni, dalle docenti C.M. e S.P. che hanno chiesto fosse allegata al verbale e messa in votazione.

Si è aperta allora una discussione. La docente D. ha dichiarato che, come docente di IRC, le sembrava giusto essere soggetta al nulla osta dell'autorità ecclesiastica in materia di libri di testo, perché l'insegnamento dell'IRC è insegnamento per sua natura controllabile dall'autorità ecclesiastica, che del resto a buon diritto decide anche sull'idoneità delle persone che insegnano la materia; non capiva perciò il senso della polemica. A suo sostegno è intervenuta la docente P., di lettere: ha espresso dissenso sulla mozione e dichiarato che a suo parere gli insegnanti di IRC, e loro soltanto, sono deputati a difendere le loro libertà, qualora le sentissero in pericolo; ha aggiunto che, in un'epoca nella quale le confusioni ideologiche e dottrinali sono un rischio reale, le pareva positivo che ci fosse chiarezza e precisione nell'individuare la confessionalità di un insegnamento come I'IRC, con i mezzi che l'autorità ecclesiastica ritiene di dovere utilizzare. 

La docente C.M. ha risposto che in sede di collegio le veniva richiesto di decidere in quanto insegnante: quindi non era questione di contestare la confessionalità o meno dell'insegnamento dell'IRC né di sostituirsi a docenti che la pensino diversamente; si trattava piuttosto di portare avanti una questione di principio in cui si crede in prima persona. Ed ha ricordato che il cattolicesimo non si identifica con la istituzione ecclesiastica; ha detto di guardare con preoccupazione al pericoloso meccanismo che identifica la specificità di un credo religioso con le scelte istituzionali tout court: esistono nel mondo perfino teologi che si dicono e sentono cattolici, ai quali però è stata sottratta dall'istituzione ecclesiastica la possibilità di "parlare" a nome della chiesa cattolica. Ed ha concluso che in quanto insegnanti e cittadini, oltre eventualmente che come credenti, occorre non cadere in questa "trappola"; e che bisognava invece garantire a chi insegna (per tornare all'argomento specifico) la libertà di fare riferimento a qualunque testo ritenga educativo e funzionale al suo insegnamento. 

La docente R., di IRC, ha contestato che il problema particolare dei testi di IRC venga messo in relazione a problemi di ordine più generale: parlare di "censura" di libri di testo come quelli di storia, e di annunci di provvedimenti legati a proposte di singole istituzioni politiche o di singoli partiti significa fare di tutt'erba un fascio, e cioè procedere in modo scorretto;  se si voleva votare una mozione, doveva avere chiarezza e limitatezza di obiettivi; ha ricordato, in ogni caso, che gli insegnanti di IRC hanno accettato le procedure che la mozione voleva contestare. Secondo lei, a permettere tali procedure è l'accordo Chiesa-Stato previsto nei Concordato: se con il Concordato non si ... "concorda", semmai in sedi e modi diversi si dovrebbe allora condurre la polemica. Ha dichiarato comunque di essere assolutamente contraria alla mozione. 

La docente S.P. ha chiarito che la mozione non confonde affatto problematiche diverse, e a tale scopo la ha riletta: il riferimento ad un quadro politico generale in cui sempre più da vicino si può sentire minacciata la libertà della cultura, garantita finora dal dettato costituzionale, riguarda solo il "quadro di riferimento" in cui questa mozione viene quest'anno presentata; ed ha osservato che rispetto ad anni passati, al docente Dentoni (e ad altri, tra cui lei stessa) sembrava che le motivazioni per cui difendere come principio la libertà delle scelte culturali e la libera discussione tra studiosi fossero sempre più necessarie, soprattutto all'interno dell'istituzione scolastica. Ha ricordato la situazione: ci veniva chiesto, come docenti e in sede di collegio, di ratificare delle scelte di libri di testo che, per motivi che gli stessi insegnanti di IRC possono anche condividere, di fatto non risultano scelte libere, in quanto vincolate ad una "rosa" di testi sottoposti a nulla osta dell'autorità ecclesiastica; ma proprio perché tali "proposte di adozione" risultano, in modo diverso da tutte le altre (e per alcuni ingiusto) sottoposte a vincoli diversi dalla libera scelta del docente che le propone, si chiedeva di mettere ai voti la mozione di astensione dalla ratifica; non certo per mettere in discussione la libertà del singolo insegnante di condividere o non condividere la procedura del nulla osta né, tanto meno, per discutere sull'opportunità che l'insegnamento della religione cattolica sia identificato come insegnamento confessionale. 

Dal tavolo dei moderatori ha preso la parola A. che ha condiviso lo spirito della mozione, affermando che il principio stesso della cultura è quello di suscitare dubbi e mai quello di imporre risposte definitive, e che gli piaceva pensare ad un tipo di insegnamento che, soprattutto nella scuola, difenda questo principio come prioritario. 

Così il dibattito è terminato, e la mozione è stata votata, ottenendo 30 voti a favore e 28 contro; nessun astenuto; i docenti presenti erano dunque 57, più il dirigente scolastico."


 
INIZIO PAGINA
HOME PAGE