I.R.C. parliamone: non nuoce alla salute

Il dibattito attorno al "documento Melone"


Progetto di riflessione e di ricerca sull'Insegnamento della Religione Cattolica nella Scuola Pubblica
della Classe 5F del Liceo Scientifico Statale M. Malpighi di Roma 1996/97
Chiunque può intervenire con osservazioni e contributi che saranno inglobati nelle edizioni successive
Indice generale | Composizione Classe 5F | Comitato promotore | Raccomandazione generale




Sommario di questa sezione

Proposta di un questionario per i genitori (stud. M. Melone)

Il "documento Melone" (docente F. Dentoni)

Lettera della docente di IRC T. Russo

Non c'è sacrilegio (docente F. Dentoni)

Commento dello studente M. Melone

Considerazioni sul "documento Melone" (stud. S. Ruggieri)
 
 


Bozza di questionario per i genitori, proposto dallo studente Melone: giugno 1996.

E' all'origine di un piccolo dibattito che è stato chiamato "dibattito sul documento Melone"



Proposta di questionario per i genitori:

Q 7: é giusto che mio figlio scelga di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.

1. Dato che mio figlio ha qualche problema nell'inserirsi con gli altri, l'ora di religione é importante per fargli acquistare coraggio nei rapporti con i compagni.

2. Non ho tempo di stare dietro a mio figlio, quindi confido nell'abilità del docente affinché capisca al mio posto i problemi del mio ragazzo.

3. é giusto perché é giusto.

4. é giusto perché é morale.

5. é giusto perché dalla mia esperienza personale ne ho tratto giovamento e non vedo perché non ne possa trarre giovamento anche mio figlio.

6. Penso che mio figlio non sia ancora pronto ad affrontare la realtà, quindi l'ora di religione é molto importante perché funge da palestra di allenamento.

7. I nostri ragazzi sembrano tanto estroversi, dinamici, ma la realtà é che sono ancora giovani ed hanno un grande bisogno del consiglio di qualche adulto e spesso quello dei genitori non é sufficiente.

8. I docenti delle altre materie non sono affatto in grado di affrontare in classe gli stessi argomenti di cui potrebbero parlare con il docente di religione.

9. Anche se ci fossero docenti "tanto bravi" da non limitare la lezione alla loro esclusiva lezione, i ragazzi non parteciperebbero mai liberamente alla discussione perché avrebbero sempre il registro di fronte agli occhi.



24 giugno 1996

Massimiliano Melone

[torna all'inizio del documento]


Dentoni riscrive, sotto forma di documento, un questionario proposto da Melone, e lo commenta; settembre 1996


IL "DOCUMENTO MELONE"

MASSIMILIANO (Melone) ha presentato, nel giugno 1996 una proposta di questionario sotto questa forma che trascrivo:
 
 

INIZIO DEL QUESTIONARIO PROPOSTO DA MASSIMILIANO

Proposta di questionario per i genitori:

Q 7: é giusto che mio figlio scelga di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.

1. Dato che mio figlio ha qualche problema nell'inserirsi con gli altri, l'ora di religione [cattolica] é importante per fargli acquistare coraggio nei rapporti con i compagni.

2. Non ho tempo di stare dietro a mio figlio, quindi confido nell'abilità del docente affinché capisca al mio posto i problemi del mio ragazzo.

3. é giusto perché é giusto.

4. é giusto perché é morale.

5. é giusto perché dalla mia esperienza personale ne ho tratto giovamento e non vedo perché non ne possa trarre giovamento anche mio figlio.

6. Penso che mio figlio non sia ancora pronto ad affrontare la realtà, quindi l'ora di religione [cattolica] é molto importante perché funge da palestra di allenamento.

7. I nostri ragazzi sembrano tanto estroversi, dinamici, ma la realtà é che sono ancora giovani ed hanno un grande bisogno del consiglio di qualche adulto e spesso quello dei genitori non é sufficiente.

8. I docenti delle altre materie non sono affatto in grado di affrontare in classe gli stessi argomenti di cui potrebbero parlare con il docente di religione [cattolica].

9. Anche se ci fossero docenti tanto bravi da non limitare la lezione alla loro esclusiva lezione, i ragazzi non parteciperebbero mai liberamente alla discussione perché avrebbero sempre il registro di fronte agli occhi.

7 settembre 1996

FINE DEL QUESTIONARIO PROPOSTO DA MASSIMILIANO
 
 

Ho trovato questo questionario molto interessante per i suoi contenuti. Solo che non mi sembra tanto un questionario, quanto un documento travestito da questionario (in ogni caso sarebbe stato un questionario per gli studenti, non meno che per i genitori): l'argomento è quasi unico, ed è estremamente "suggestivo", nel senso che suggerisce ("to suggest") una visione complessiva, coerente ed interessante, del modo di concepire la presenza dell'IRC nella scuola. Perciò mi sono permesso

1) di trasformare questo questionario in un vero e proprio documento

2) di fare osservazioni mie personali a questo documento che considero di Massimiliano, perché è suo merito avere individuato con chiarezza questa posizione (che secondo me è piuttosto diffusa), anche se non ho capito se che la condivide o meno (ce lo dirà lui, caso mai, ma è marginale).

A. DOCUMENTO "MELONE" "RICAVATO" dal suo questionario

1. Analisi:

a) nella scuola i ragazzi a volte hanno dei problemi di relazioni fra loro, di inserimento e di accettazione reciproca; quindi occorre che nella scuola ci sia qualcuno che curi questi aspetti

b) e poi questi problemi ci sono anche nella vita fuori dalla scuola: in teoria potrebbero essere i genitori a seguire i loro figli in queste difficoltà; ma siccome i genitori non hanno quasi mai tempo, se ci pensa qualcuno nella scuola non può essere che un bene

c) non si tratta poi solo di problemi relazionali, ma più in generale dei problemi che ogni giovane incontra crescendo: è necessario che un giovane cresca avendo la possibilità di consigliarsi e confrontarsi con un adulto; e anche in questo caso i genitori spesso, per svariati motivi, non sono le persone più indicate

d) i normali docenti delle varie materie non sono in grado di svolgere questo ruolo di consiglio, di riflessione sui problemi della crescita, di gestione delle dinamiche relazionali: sono tropo occupati nello svolgimenti dei loro programmi

e) e anche se si trovassero insegnanti disposti a fare questo, sarebbero gli studenti a non sentirsi liberi di esprimersi, perché ai loro occhi il docente rimane immancabilmente colui che "mette i voti", e davanti al quale quindi non si può mai parlare senza precauzioni.

 2. Soluzione

Ora, una soluzione a tutti questi problemi c'è: l'ora di insegnamento della religione cattolica. Infatti:

a) l'ora settimanale di religione cattolica non è assillata da un programma particolare da svolgere, e vi è quindi ampio spazio per discutere dei problemi dei giovani

b) sia l'argomento delle discussioni, sia la stessa discussione come scambio di idee, opinioni ed esperienze, costituiscono ottima terapia relazionale fra gli studenti all'interno della scuola, ma anche per i loro problemi interpersonali, umani, psicologici, morali all'esterno della scuola

c) gli studenti possono esprimersi liberamente perché il docente di religione cattolica non ha il registro e non mette voti

d) di fatto molti adulti hanno sperimentato la funzione dell'IRC in questo senso e ne hanno tratto giovamento
 
 

B. RIFLESSIONI ED OBIEZIONI DI DENTONI al documento "Melone"

1. [Uno dei "volti" dell'IRC] Effettivamente, secondo me, questo è uno dei modi in cui viene inteso e vissuto l'IRC nella scuola italiana, nell'immaginario degli studenti ma soprattutto dei genitori, ed anche nella programmazione dei docenti di IRC. Merito del "documento Melone" è di averlo messa a fuoco con una certa efficacia.
 
 

2. [Altri "volti" dell'IRC] La mia impressione comunque è che negli ultimi anni questa impostazione, che andava molto forte a fine anni Ottanta, sia in leggero declino per una serie di fattori che sarebbe bello approfondire (ulteriore irrigidimento ideologico della gerarchia cattolica, tentazioni trionfalistiche di imperialismo religioso di fine millennio, acquietamento delle polemiche sull'IRC all'interno della società italiana, e quindi mano più libera per discorsi più apertamente religiosi...).

Oggi mi sembra in crescita la impostazione che chiamerei "religionista": l'IRC come studio dei fenomeni religiosi dell'umanità [sarebbe bello che qualcuno producesse su questo versante un documento analogo al "documento Melone", per poterlo commentare e ragionarci insieme].

Rimane poi in gioco, secondo me, anche una terza impostazione, e cioè quella più esplicitamente legata ad una esperienza e ad un cammino di fede: strada ovviamente più difficile perché rischia di essere più selettiva (anche su questa possibile impostazione, non si potrà avere un "documento" per ragionarci sopra?).

Come variante della impostazione "religionista", credo si possa indicare anche la impostazione che propone l'IRC, sempre in chiave culturale, come conoscenza della "cultura cattolica", patrimonio indispensabile per cogliere dall'interno la nostra tradizione nazionale (nessun altro che voglia raccogliere gli aspetti di questa impostazione, in un apposito "documento" da discutere?). Ma torniamo alla discussione del "documento Melone".
 
 

3. [Momenti di sincerità e momenti di "recita"?] Questo documento, soprattutto al punto 1.e), sembra consacrare una immagine della scuola che non ritengo accettabile: e cioè la scuola sarebbe un luogo nel quale gli studenti recitano una parte davanti agli insegnanti, mentre si sentirebbero liberi di essere se stessi solo in certi momenti (fuori dalla scuola, e, nella scuola, durante le ore di IRC). E' un immaginario vivo in alcuni studenti (non tutti), ed estraneo, mi pare, al mondo dei docenti dell'IRC.

Mi sembra si debba affermare senza esitazioni che la scuola è il luogo nel quale ai giovani vengono offerti gli strumenti (culturali) per potersi inserire senza sensi di inferiorità e senza ipocrisie nel mondo degli adulti. Quando gli studenti giungono a rapportarsi alla scuola senza finzioni, è il sintomo più chiaro che essi sono cresciuti e divenuti adulti; quando invece qualche studente o qualche classe rimane impigliato nel giochino un po' infantile della piccola società segreta degli studenti che pensano di avere come controparte il mondo della scuola, è sintomo che non sono ancora cresciuti. Se l'IRC servisse a questo, si finirebbe per alimentare atteggiamenti arretrati verso la scuola, con il pretesto di rimediarvi. Spero comunque che nessuno abbia interesse a fare dell'ora di IRC una specie di oasi di sincerità e spontaneità in una vita scolastica fatta di simulazione: sarebbe alibi per accettare una situazione assolutamente diseducativa; anche perché se gli studenti pensano di dovere simulare, nella scuola, sarà bene che simulino con coerenza e con logica sempre, senza alibi. E' un ragionamento analogo a quello che faccio a proposito delle cosiddette "assemblee di classe", che sono state ridotte (da una prassi squallida e senza fantasia) a luoghi di "discussione e critica su ciò che non va nella scuola", ma sono in sostanza controproducenti rispetto ad una vera riflessione e comunicazione sui problemi scolastici.
 
 

4) [Una materia senza voti?] Non sarebbe esatto dire che il docente di IRC non ha registro e non assegna voti. Il registro lo ha di sicuro, perché lo riceve all'inizio dell'anno e firma per ricevuta; e i voti che assegna vengono sì scritti in sede di scrutinio con una gradazione standardizzata di parole (molto, sufficiente...) anziché con numeri, ma è una differenza assolutamente marginale (anche i numeri "quattro, cinque, sei, sette, otto, nove..." sono una serie standard graduata di parole). La verità è che la valutazione del docente di IRC non è significativa ai fini della promozione. Ora, gli studenti confondono una valutazione giuridicamente non rilevante ai fini della promozione, con una non-valutazione, e così durante l'ora di IRC forse alcuni non si sentono "a scuola". Però, per correttezza, e per non insegnare ai giovani il brutto vizio di dire una cosa e poi il farne un'altra, bisognerebbe allora eliminare del tutto dall'IRC i voti ed i registri, ed anche i programmi (come dirò al punto seguente): ma non credo che i docenti di IRC siano d'accordo, e nemmeno vari studenti.
 
 

5) [Una materia senza programmi?] Contrariamente a quello che molti pensano, l'IRC ha i suoi programmi ministeriali (l'ultima edizione che io conosco è quella del DPR 21.7.1987 n 339, che recepisce una intesa fra ministro della Pubblica Istruzione e presidente della Conferenza episcopale italiana del 15.7.87), né più né meno che tutte le altre materie (sull'argomento "programmi di IRC nella secondaria superiore" si potrà ragionare e riflettere, con alcuni utili risultati). La possibilità di adattare il programma alle condizioni concrete della classe, è la stessa, né più né meno, di cui godono tutti gli altri docenti. Considerare l'IRC una materia "franca", buona per trattare qualsiasi argomento, in taluni casi è una prassi, ma non lo trovo trasparente: bisognerebbe che gli studenti ed i genitori fossero informati dei veri programmi, perché è evidente che alcuni programmi richiamano alcuni studenti, ma ne allontanano altri. Fra le molte altre cose che si potrebbero dire, questo modo di intendere ne svilisce non poco la dignità culturale. Cultura è impegno: se l'IRC vendesse "cultura facile", si tratterebbe certo di una patacca.
 
 

6) [Quanto questa "libertà dai programmi" andrà avanti?] Per valutare una attività come l'IRC, non bisogna guardare solamente a come di fatto, in concreto, viene svolta in una certa scuola e da certi docenti, ma bisogna guardare a chi decide cosa si deve insegnare, ed a chi ha il potere per fare eseguire tali direttive. Ora, è evidente che il docente di religione cattolica non gode di libertà di insegnamento e di programmi: e se pare che ne goda, è solo perché l'autorità ecclesiastica che lo ha nominato (e che ha il diritto di rimuoverlo ad ogni istante, senza che vi si possa opporre nessuno, nemmeno il TAR) pensa che al momento gli conviene lasciargli tale libertà. Quindi tutto l'impianto del "documento Melone" si basa su una graziosa concessione dei vescovi italiani; perché il giorno che i vescovi italiani decidessero di lanciare dalle cattedre di IRC una crociata per fare abrogare una legge o per farne introdurre un'altra, le cattedre di IRC diventeranno casse di risonanza di questi interessi, ed i docenti che avranno il coraggio di fare obiezione in nome della trattazione dei "problemi dei giovani" verranno licenziati su due piedi.
 
 

7) [La storiella del barbiere] Ma la mia obiezione principale all'impianto del documento Melone la esporrò con la storiella del barbiere. Tutti sappiamo, dal film western, che nella tradizione occidentale (non solo negli USA), il barbiere non si limitava a fare la barba alla gente, ma fungeva anche da dentista e da chirurgo. Non so esattamente da dove sia venuta l'usanza (immagino la pratica nell'usare il rasoio per il chirurgo, e la posizione già predisposta sulla poltrona, che va bene sia per il paziente che deve essere rasato che per il paziente cui si deve estrarre un dente). Ora, chi oggi vorrebbe sostenere che per cavarsi un dente bisogna andare dal barbiere? Era una confusione di mestieri, radicata nell'immaginario del tempo: probabilmente la prima volta che si è presentato un dentista in un villaggio del far west, la gente avrà detto: "Che stranezza un dentista, quando c'è il barbiere!" In effetti, oggi diremmo che allora il barbiere svolgeva "supplenza" di una professione ancora inesistente

Ebbene, io voglio dire che quello che il "documento Melone" propone non è un insegnamento della religione cattolica, ma un servizio psicopedagogico di consulenza all'interno della scuola. E sulla utilità di tale servizio, credo che (senza speranze miracolistiche e senza esagerazioni) tutti siano d'accordo. Del resto, già in varie classi, anche della sezione F, si sono fatti incontri con degli psicologi (che non hanno registro, non mettono voti, non hanno preoccupazione di programmi da svolgere...) e parlano con gli studenti dei loro problemi, relazionali, di crescita, scolastici e non.

L'utilità di tale servizio è evidente. Ma che un ruolo di questo genere si debba mascherare dietro un insegnante di religione cattolica, è come pretendere che un dentista, per poter lavorare, debba mettere fuori una insegna da barbiere. Del resto, anche solo 150 anni fa, chiunque volesse essere insegnante, o precettore privato, entrava, agli occhi della gente e di se stesso, nella categoria del clero (si vestiva come un religioso, e finiva per abbracciare la vita ecclesiastica [si veda il protagonista del celebre romanzo "Il rosso e il nero" di Stendhal]); ed è indubbio che, soprattutto in Italia, nell'immaginario della gente l'area della consulenza psicologica ha forti zone di sovrapposizione con il mondo ecclesiastico (la figura del confessore come un consigliere spirituale, se non proprio come uno psicoteraupeuta non laico...). Ma perché scomodare l'IRC per un servizio di questo tipo? (Un altro tema interessante, che non rientra però nella nostra ricerca, sarebbe di capire l'atteggiamento della chiesa cattolica verso la cultura e la prassi della psicologia e della psicanalisi nel nostro secolo: perché per un verso ci sono elementi di somiglianza, ma per un altro verso elementi di forte concorrenzialità... e troveremmo buoni spunti di riflessione, credo. Ma non si può avere tutto, nella vita).

15.9.96

Francesco Dentoni

[torna all'inizio del documento]


lettera 11.10.96 della docente di IRC Russo che esprime riserve su alcuni materiali presentati dal docente Dentoni, e preoccupazioni per la possibile circonvenzione degli studenti da parte del medesimo



Al docente di Storia e Filosofia F. Dentoni

p.c. agli alunni di V F

e al Preside del Malpighi


 
 

Ho avuto modo di leggere il suo documento con il quale riscrive il questionario dell'alunno Melone e l'ultimo documento sulle "sei aiuole", di conseguenza mi permetto di entrare in queste vostre (docente-alunno) disquisizioni sull'I.R.C., perché ritengo che alcune considerazioni siano forzature, letture improprie e interpretazioni erronee di questa realtà.
 
 

1) I.R.C.: una soluzione a tutti questi problemi

Riporto in corsivo che lei usa quando si permette di trasformare il questionario in documento. Devo confessarle che in 24 anni di insegnamento, non mi è mai capitato di incontrare dei genitori che avessero tale considerazione per l'I.R.C.. E' vero, invece, dai colloqui che ho con le famiglie, che sono varie le motivazioni che portano a tale scelta. La più diffusa è quella di una "opportunità" in più. Infatti alcuni pensano a cultura in più, oppure a un aiuto in più per l'informazione e la formazione del figlio, o ad un insegnante in più che la scuola offre. Ora, seppure risultano diverse le motivazioni che portano a tale scelta, non mi sembra corretto stigmatizzare con l'espressione "una soluzione a tutti questi problemi" l'intento die genitori, questi ne escono ridicolizzati!
 
 

2) I.R.C.: ...: una materia 'franca' buona per trattare qualsiasi argomento.

Se conosce i programmi, deve convenire sul fatto che l'I.R.C. offre molte possibilità sui contenuti. Non entro in merito se più o meno delle altre materie. Anche l'orientamento metodologico può avere diversi approcci.

Infatti l'I.R.C. può affrontare

a) la "conoscenza delle varie manifestazioni dell'esperienza religiosa" (Programmi IV.2)

b) la "conoscenza della chiesa come luogo dell'esperienza di salvezza in Cristo, la sua azione nel mondo, i segni della sua vita (parola - sacramenti - carità); i momenti peculiari e significativi della sua storia; i tratti della sua identità di popolo di Dio, istituzione e mistero" (Prg IV.3)

c) partire da avvenimenti di cronaca e di attualità, cercando di capirne il significato alla luce del Vangelo

d) prende in esame in modo sistematico i più grandi problemi dell'uomo e del giovane e interpretarli in chiave cristiana

e) enunciare le verità della fede, facendone l'applicazione alla vita

f) analizzare le fonti della tradizione cristiana (Bibbia e documenti del magistero)

Se questi diversi orientamenti contenutistici e metodologici portano nell'immaginario suo e degli alunni l'idea che offre "la storiella del barbiere" devo concludere che questa ricerca sull'I.R.C. procede attingendo ad impressioni e sensazioni ridicolizzando una realtà senza realmente volerla approfondire. Si descrive come situazione generale quello che si vede dal proprio ristretto osservatorio e, pertanto, questo modo di procedere non mi trova d'accordo.
 
 

3) Bisognerebbe che i genitori fossero informati dei veri programmi

I genitori possono e devono informarsi sui contenuti e sui metodi dell'I.R.C. Come per tutti gli altri insegnamenti anche per l'I.R.C. viene presentato il piano di lavoro all'inizi di ogni anno scolastico e i programmi effettivamente svolti alla fine dell'a.s. Nei colloqui con le famiglie, noi docenti di R.C., come gli altri, siamo a disposizione per chiarimenti e spiegazioni sul nostro lavoro.
 
 

4) A proposito delle sue impressioni su .. gli altri volti dell'I.R.C. ... ulteriore irrigidimento ideologico della gerarchia cattolica, tentazioni trionfalistiche di imperialismo religioso, ecc...

Nel leggere queste sue definizioni sulla realtà ecclesiale di oggi viene da chiedermi quanto il docente Dentoni sia obiettivo nella lettura della attuale situazione storica.

Eppure, come docente di storia e filosofia deve educare gli alunni a saper leggere la storia aiutandoli a sviluppare una loro capacità critica. In queste affermazioni leggo giudizi forti e perentori che mi fanno pensare più al desiderio di trasmettere agli alunni la propria visione della storia della chiesa attuale che non l'intenzione di dialogare con gli altri per una ricerca e una lettura obiettiva dei fatti.

A tale proposito le suggerisco di preoccuparsi della sua obiettività come docente di storia, prima ancora di porsi il problema della libertà di insegnamento dei docenti di I.R.C. Questa poi è l'annosa questione che lei solleva sempre in sede di collegio dei docenti a fine anno.
 
 

5) Mi riesce incomprensibile esplicitare (tornando alle sue espressioni) che una ulteriore impostazione dell'I.R.C. sarebbe quella legata ad una esperienza e ad un cammino di fede. Un docente che afferma di conoscere i programmi sa molto bene che nell'ora di I.R.C. non si può fare (Pgr. I.1)
 
 

6) Come si fa ad affermare che la valutazione di I.R.C. non è significativa ai fini della promozione quando i docenti di I.R.C., in sede di scrutinio, votano come tutti gli altri insegnanti per la promozione o no degli alunni che si avvalgono e che, soltanto in caso in cui il suo voto risulti determinante, vanno verbalizzate le loro motivazioni?
 
 

7) Mi stupisce che un insegnante che conosce le leggi e le circolari affermi che il docente di R.C. non gode di libertà di insegnamento e di programmi, e se pare che ne goda, è solo perché l'autorità ecclesiastica che lo ha nominato (e che ha diritto di rimuoverlo ad ogni istante...)! Ma un qualsiasi insegnante non deve aiutare gli alunni a prepararsi agli esami di maturità, svolgendo un programma ministeriale e aiutandoli ad acquisire le competenze necessarie pena la vacuità del suo lavoro? Inoltre il docente di I.R.C. è riconosciuto idoneo ad insegnare dall'autorità ecclesiastica ed è nominato, d'intesa con essa, dall'autorità scolastica, quindi non è vero che viene nominato dal vescovo.

E poi l'autorità ecclesiastica non licenzia su due piedi un docente di religione e neppure ha il diritto... salvo che il vescovo non accerti "gravi carenze circa la retta dottrina o circa l'abilità pedagogica e il comportamento pubblico e notorio in contrasto con la morale cristiana" (cfr can. 804,2, can. 805 C.D.C. e Delibera n. 41 Assemblea generale della Cei 1986).

I docenti di ogni disciplina possono essere sollevati dall'insegnamento se compiono dei reati. Visto che gli Insegnanti di R.C. dipendono da due Autorità devono rispondere delle loro azioni a tutte due.
 
 

8) Una persona che disquisisce tanto sui cristiani, dando bacchettate a destra e a sinistra, come fa ad accusare i cattolici di contrapporre il servizio di Dio al servizio degli uomini, se, fin dagli inizi, il Magistero ha coniugato insieme questo insegnamento ebraico-cristiano? Credo che sia utile anche approfondire il continuo ed equivoco scambio che nel documento viene fatto dei termini cristiano e cattolico. Inoltre mi sembra riduttivo citare soltanto i principi degli altri cristiani: ma non hanno principi validi anche musulmani, ebrei, buddhisti... per fare andare meglio la società?

 Per concludere mi permetta una considerazione che le espongo con sentimenti di carità cristiana (penso alla correzione fraterna) e non con spirito di polemica.

I docenti di Religione cattolica si presentano agli alunni e ai genitori in questo loro dichiarato compito. Chi sceglie l'I.R.C. sa che ha davanti una persona di fede cattolica e per questo, dopo aver scelto liberamente, sa anche con chi ha a che fare e, se nutre dubbi sul cattolicesimo, sa da cosa difendersi. Le posizioni sono dichiarate e il confronto-dialogo risulta schietto. Mi chiedo però se non è più ingannevole avere a che fare con un docente di storia e filosofia che, non essendo obbligato a dichiarare i suoi principi e i suoi valori, può continuamente proporre la sua lettura dei fatti storici e, pur usando espressioni come un documento per poterlo commentare e ragionarci insieme... un documento per ragionarci sopra... un apposito documento da discutere... continua a ragionare proponendo solo la propria visione. Una visione presentata sotto forma di interrogativi, è vero? Ma sono pseudo domande, perché, come sono poste, contengono già la risposta che pretendono. Mi riferisco al documento sulle sei aiuole che ha prodotto ultimamente e che ha offerto ai suoi alunni come sue riflessioni.

Ritornando al lavoro sull'I.R.C. vorrei che i dati venissero raccolti su una campionatura abbastanza ampia e che le ipotesi venissero fatte partendo da dati oggettivi, soprattutto nel riferimento al lavoro degli altri, senza soffermarsi su sensazioni e impressioni...

 Roma 11-10-1996

TERESA RUSSO (Docente I.R.C.)

[torna all'inizio del documento]


nota 12.10.96 del docente Dentoni in risposta all'intervento della docente Russo del 11.10.1996 che esprimeva dissenso sul "documento Melone", e preoccupazioni per la possibile circonvenzione degli studenti da parte del docente Dentoni



NON C'E' SACRILEGIO

1. L'intervento della docente Russo del 11.10.96 ha preso forma di una lettera a me (e per conoscenza agli studenti e al preside). Forse è una forma di rispetto nei miei confronti, ma le regole del nostro gioco sono chiare: ognuno ha diritto di produrre e rendere pubbliche le sue idee, manifestare dissensi, ecc. senza chiedere il permesso a nessuno. Quindi la docente Russo poteva benissimo indirizzare a tutti il suo documento, non a me. Se lo abbiamo detto, lo abbiamo detto sul serio.

2. Entrando nel merito, sul tema "documento Melone" c'è stato secondo me un chiaro fraintendimento da parte della docente Russo: Massimiliano ha prodotto un questionario da cui trasudava un certo modo di intendere l'IRC (abbiamo appurato poi, da materiali prodotti ulteriormente dallo stesso Massimiliano, che egli non condivide tale modo di intendere l'IRC, ma che comunque lo ritiene diffuso). Anche io ho riconosciuto in quel documento un modo molto diffuso di intendere l'IRC da parte di studenti e soprattutto di genitori. E ho commentato per dire che quel modo di intendere l'IRC secondo me non è difendibile con motivazioni logiche.

Nella sostanza mi pare che la docente Russo anche lei non sia d'accordo di intendere l'IRC in quel modo. Quindi siamo praticamente d'accordo tutti e tre. Russo, Melone ed io.

3. L'unica differenza significativa è che secondo la docente Russo questo modo di intendere l'IRC non è mai stato sostenuto e pensato da nessuno. In questo abbiamo delle voci contrarie: ad esempio la mia e quella, indipendente, di Melone; secondo me, basta guardarsi in giro e si trovano concezioni ancora più terra terra [testuale di un docente di Roma: "bisogna che 'facciano religione', così imparano almeno l'educazione"]; ma se la docente Russo non riconosce questo volto, tutti prenderemo nota che per lei non esiste questo volto.

4. Indirettamente (ma solo indirettamente, e io personalmente avrei gradito invece un ragionamento più compiuto e puntuale, che per la fonte sarebbe stato certamente qualificato), la docente Russo ha detto cosa è l'IRC: e nel complesso dalle sue parole l'IRC risulta un insegnamento caratterizzato in senso assai più religioso e cristiano rispetto alla visione del "documento Melone". Per cui mi pare evidente che la storiella del barbiere (e cioè la funzione di supplenza) non si applica alla visione dell'IRC della docente Russo: il suo lavoro, che lei dichiara ben diverso da quello di un intervento di sostegno e consulenza psicologica, non è minimamente toccato da quella storiella. Non capisco dunque perché se ne sia risentita.

5. C'è una cosa però che in tutto questo non mi resta chiara: la docente Russo nega che vi possano essere diversi approcci (che danno origine a diversi "volti") dell'IRC? Se lo nega, mi pare proprio assurdo; infatti sono facilmente rintracciabili i vari "volti" dell'insegnamento delle varie materie nella scuola italiana, ciascuno prevalente in un certo periodo e collegabile alle situazioni del tempo: ad esempio, per limitarmi solo alla filosofia, una volta essa era intesa prevalentemente come l'insegnamento di una storia del pensiero (idealisticamente intesa), poi è invalsa la moda di considerarla una esplorazione delle sovrastrutture ideologiche (in senso marxista) della società, poi molti sono passati a intenderla come la ricostruzione (più frammentaria) delle singole personalità dei filosofi, altri si sono orientati agli aspetti epistemologici, quasi fondendola con una storia del pensiero scientifico, mentre altri la hanno quasi trasformata in una storia delle scienze umane, ed oggi mi sembrano in leggera crescita quelli che la propongono come ricerca che investe i problemi esistenziali, ecc. ecc. Parlare di questo, a me sembra argomento serio, di grande valenza culturale: se saltasse fuori un insegnante di filosofia che sentendo di questi discorsi dicesse: "Che sciocchezze sono queste! L'insegnamento della filosofia è disciplinato dalle leggi tale e tale, i programmi sono questo e questo, e tutto il resto che voi dite sono approssimazioni grossolane", noi lo considereremmo un po' prepotente. Ci aiuti piuttosto a ricostruire, quali sono stati secondo lui nel tempo i vari volti che la materia ha assunto, e motivi quello che gli sembra più adatto.

6. Ad esempio io rimango convinto che il tema "conoscenza delle religioni dell'umanità" è un elemento di grande rilevanza nell'immaginario degli studenti e dei genitori riferito all'IRC; e, lo ripeto perché era già presente in germe nel mio commento al "documento Melone", mi piacerebbe molto che qualcuno motivasse teoricamente il fatto che lo stato italiano paga la chiesa cattolica per diffondere la "conoscenza delle varie manifestazioni dell'esperienza religiosa" dell'umanità.

7. Ma la cosa che più mi stupisce è la convinzione (che mi sembra trapelare dal documento Russo del 11.10.96) che per tutti questi problemi vi sia una risposta sola, ufficiale, monolitica: e che sia quasi un sacrilegio il pensare di ragionare attorno a questo argomento, come se tutto non fosse chiaro, pacifico, indubitabile. Del resto, noi in classe avevamo anticipato una sensazione: e cioè che certi argomenti siano tabù. Tutti noi sentiamo i docenti parlare nei corridoi di tasse, ministri, problemi sociali, giustizia, problemi educativi, programmi scolastici... e nessuno obietta che quei discorsi sono superficiali, grossolani, improvvisati, "non obiettivi"; poi d'improvviso il discorso cade sulla religione cattolica, e ci si raggela tutti, ci si fa cauti e circospetti, si dice che bisogna andare coi piedi di piombo, che si tratta di argomenti delicati... Ebbene, a questo proposito io da tempo mi sono fatto un'idea su cui non ho dubbi: tutte le volte che si invocano sottigliezze, cautele, discorsi sfumati come condizione per parlare di certi argomenti, c'è sotto un trucco con cui chi sta sopra cerca di tenere chi sta sotto all'oscuro, e cerca di impedirgli di prendere coscienza della realtà. Lo ripeto chiaramente: gli studenti non dovrebbero mai credere a nessuno che li inviti a lasciare perdere la voglia di capire, con la scusa che bisogna andare cauti, che il problema è complesso, che loro non sono all'altezza della complessità...: in realtà, se qualcosa non è traducibile in affermazioni chiare e nette, essi devono fiutare l'imbroglio. Perché non è vero che le persone che stanno sopra fanno discorsi complessi: fanno discorsi assolutamente rudimentali, poi li traducono in frasi complesse come diga fra sé ed i sottoposti. Del resto, abbiamo avuto tutti una lezione chiarissima in questi ultimi mesi: le grandi personalità della nostra Italia, ministri, banchieri, manager internazionali, il fior fiore della alta società italiana, che ti immagini sempre dignitosi, composti, assorti in riflessioni di enorme portata, poi ti accorgi che quando parlano apertamente fra di loro (nelle intercettazioni telefoniche) mostrano un volto ben più terra terra ("quello là è un pirla, quello non capisce niente, quello è un coglione...." ). Qui siamo nella Repubblica Italiana, e non ci sono tabù, né argomenti off limits. Che della religione cattolica parlino solo i cattolici, questa è una pretesa antica, ma qualcuno prima di avanzarla la giustifichi. L'argomento "non sei competente", alternato con l'argomento "non sei imparziale" sono risibili: la verità è che la chiesa cattolica non vuole lasciare ad altri la gestione della propria immagine, e cerca di screditare chiunque parli della chiesa cattolica senza esserne stato debitamente autorizzato (io ad esempio conosco per via indiretta alcuni "vaticanisti", cioè giornalisti che si occupano del mondo cattolico nei quotidiani nazionali, ed ho la netta impressione che essi non siano liberi di scrivere tutto quello che pensano, perché ritengono che la chiesa cattolica controlli con cura ciò che scrivono, ed abbia il potere di silurarli, o comunque creare loro problemi, raggiungendoli nel loro posto di lavoro); ma siccome siamo in una democrazia, e non nel regime di Kabul, la immagine della chiesa cattolica è un argomento sul libero mercato, così come la immagine degli USA, della giustizia italiana, della Lega di Bossi, del regime carcerario, della scuola pubblica, dei giornali, e chi più ne ha più ne metta. E se c'è un problema di competenza, chi è competente si faccia avanti; senza dimenticare però che un minimo di competenza va riconosciuta agli studenti: se no, perché mai li si farebbe scegliere se avvalersi o no? Se fosse vero che non sono competenti, bisognerebbe togliere loro la possibilità di scelta! E se c'è un problema di "non imparzialità", si faccia avanti chi dice di essere imparziale: nulla è più educativo di un sano confronto di ragioni (ragioni, non scomuniche, tentativi di delegittimazione, ecc.: tutti trucchetti vecchi come il mondo)

 8. Per tornare ancora alla "obiettività", su cui tanto insiste la docente Russo, è un tema che, posto così, lascia il tempo che trova. Certo c'è un problema: quello di rispettare la personalità degli studenti; e questo problema vale per tutti (anche per i docenti di IRC); per il resto, la "obiettività" è quel concetto che storicamente è sempre stato usato dai fautori dello status quo, e cioè sono al potere, per accusare coloro che non si trovano nello status quo di essere "di parte": era di parte chi non era fascista sotto il fascismo; era di parte chi non era democristiano sotto il regime democristiano; era di parte chi era contro il Polo sotto il regime Berlusconi; e già si sente dire che è di parte chi non si ritrova nel regime dell'Ulivo. A me questo discorso suona, a sentirlo ancora oggi, poco sincero: è una sorta di ipocrisia quella di volere formare un giovane asettico, privo di interferenze. Ma di parte sono i suoi genitori, la famiglia nella quale vive (e che secondo me ancora oggi dà l'orientamento ideologico fondamentale), di parte sono i suoi amici, di parte è (per sua stessa ammissione, il docente di IRC), di parte sono i venditori che gli offrono beni e servizi, di parte sono tutti, e l'insegnante di storia dovrebbe avere una paralizzante preoccupazione di "non essere di parte"? Ognuno cerchi di essere se stesso, ed i giovani vedranno rispecchiata attorno a loro la società nella molteplicità degli atteggiamenti e delle posizioni. Se io sostengo idee balorde, i ragazzi se ne accorgeranno, soprattutto se faccio il mio mestiere, che è appunto quello di sviluppare il senso critico, e cioè invitare a ragionare su tutto, e tutto motivare, come mi pare sto facendo. E se poi non se ne accorgono da soli, hanno sempre una docente Russo che li mette sull'avviso e li invita a diffidare. Qualcuno, sul problema della obiettività, è in grado di offrire qualche sistema alternativo a questo che io propongo?

 9. Anche l'atteggiamento della docente Russo sul documento delle "sei aiuole" mi pare sintomatico: sente come accuse le domande che io ho fatto. Lei si ritiene offesa perché qualcuno ha fatto quelle domande. Gli studenti non sono mica stupidi: alle domande si danno delle risposte, non si fa finta di essere sdegnati, e si sbatte la porta; troppo comodo! Quelle domande che ho posto non sono accuse: se qualcuno le legge con attenzione, vi scoprirà alcuni dei nodi principali del pensiero cattolico (ripeto: pensiero cattolico) di questo secolo; ad esempio il rapporto fra i cattolici e la società è un problema teorico serio, che non si può nascondere: perché fino a qualche decennio fa i cattolici si erano pubblicamente impegnati, a livello ufficiale, contro la democrazia, e poi alla fine hanno dovuto riflettere, aiutati da alcune grandi personalità cattoliche che hanno fatto da avanguardia (ad esempio Maritain negli anni '30), ed invertire completamente rotta; ma fare cambiare rotta ad un movimento mastodontico di centinaia di milioni di persone, è una operazione non facile, e di fatto il mondo cattolico è rimasto assai variegato, con frange che non si riconoscono in questa conciliazione con la democrazia, frange che vi si riconoscono in modo più strumentale, e frange che vi si riconoscono in modo incondizionato. La affermazione che "il Magistero (ente mitico, quasi che non vi siano vari magisteri di epoca in epoca) ha coniugato insieme servizio di Dio e servizio degli uomini" può dare un'idea generica di cosa pensa in proposito la docente Russo (e cioè che le due cose andrebbero tenute insieme: ma come, è da spiegare), però che questa sia "la" risposta alla domanda, è assolutamente semplicistico. Che la chiesa è a servizio degli uomini, questa è una frase che raramente si trova nei documenti ecclesiastici prima di questo secolo; nel medioevo e fino alle soglie dell'età contemporanea era idea assolutamente pacifica che i sudditi esistessero per la gloria dei loro sovrani, che gli uomini esistessero per la gloria di Dio, e (soprattutto all'interno della chiesa cattolica) che la chiesa avesse primato sullo stato, e che lo stato dovesse avere come primo scopo quello di proteggere e fare prosperare la chiesa. Del resto, cosa dobbiamo esattamente intendere con la affermazione (che è sì e no di questo secolo) che la chiesa è a servizio degli uomini? Non abbiamo forse assistito al fatto che molti ecclesiastici sono stati emarginati o quanto meno visti con sospetto per essersi considerati a servizio degli uomini (Mazzolari, Milani, Ciotti, Gaillot...; persino Di Liegro, poveretto)? Secondo me, chi non sente come vere queste domande vive in un mondo virtuale.

10. Su alcuni altri punti (il 6 ed il 7 dell'intervento Russo) mi pare che la docente di IRC, pur con parole di contrasto, dica in sostanza quello che dico io

a) se in scrutinio il voto del docente di IRC è determinante, non si conta, e si riduce a motivazione verbalizzata

b) il docente di IRC è proposto dal vescovo e formalmente nominato dal provveditore o preside (cioè, in linguaggio corrente è scelto dal vescovo); e può essere rimosso solo se ha carenze circa la retta dottrina (ma siccome per la Intesa 1985 sulla retta dottrina "sono competenti esclusivamente i vescovi", può essere rimosso quando i vescovi pensano di rimuoverlo)

11. Mi dispiace che nel punto 5 la docente Russo abbia fatto cadere la possibilità di intendere l'IRC come legato ad una riflessione di fede: so bene che i docenti di IRC si affrettano a dire a chiare lettere che nell'IRC "non si fa catechesi" (come se la catechesi fosse una cosa sporca); per leggere nel concordato 1984 l'IRC come riflessione di fede cristiana bisognerebbe certo stirare un pochettino la interpretazione: ma si è fatto di molto peggio in altre circostanze (stravolgendo completamente il senso letterale dei documenti), e nessuno ha fiatato. Comunque io ritengo che dal punto di vista logico tale impostazione sarebbe forse la più difendibile (e storicamente abbiamo un precedente: una docente di IRC della succursale in un collegio docenti 1995-96 del nostro Istituto propose in un intervento qualcosa che assomigliava molto a questo approccio). E poi diciamolo chiaramente: ci vuole molta sottigliezza (gesuitica, direbbe qualcuno) per sostenere che "partire da avvenimenti di cronaca cercando di capirne il significato alla luce del Vangelo" ha valenza puramente culturale e non ha a che fare con una riflessione di fede. Dobbiamo insegnare ai giovani ad essere bugiardi? Per quale fine, poi?

12. Da ultimo devo dire che non sono assolutamente d'accordo sul fatto che la docente Russo dichiarerebbe pubblicamente i suoi principi ed i suoi valori, mentre il docente Dentoni non li dichiarerebbe, e quindi la posizione del docente Dentoni sarebbe ingannevole nei confronti degli studenti e delle loro famiglie. Non è affatto vero: caso mai, invece, è vero il contrario. E lo mostro subito:

a) Il docente Dentoni non perde mai occasione, in ogni suo intervento, di esplicitare i principi ai quali si rifà: i principi ed i valori della Costituzione della Repubblica Italiana. Io sono per la democrazia: non la Democrazia Cristiana di infausta memoria, ma quel patto sociale impegnativo per il quale incondizionatamente si antepone il bene della società al bene privato dell'individuo; sono per la assoluta abolizione di ogni privilegio di un essere umano sopra un altro essere umano; sono per la partecipazione di tutti alla gestione di ciò che riguarda tutti. Si domandi in giro, e questo lo sanno tutti: non c'è intervento che io abbia fatto in questo istituto da otto anni a questa parte, che non sia riconducibile a questi principi;

b) invece il fatto di dichiarare che si è di principi e valori cattolici, rischia fortemente di essere un guscio morto, una divisa vuota. Perché quali sono i valori cattolici? E' proprio una delle domande fondamentali che girano nelle "sei aiuole", alle quali la docente Russo ritiene offensivo rispondere. Non è una domanda provocatoria, né una pseudo-domanda. Per fermarci solo a questo secolo, i cosiddetti "valori cattolici" non hanno avuto difficoltà a sostenere la società fascista (papa Pio XI ha definito Mussolini "uomo della provvidenza"), anche se abbiamo trovato dei cattolici (non molti per la verità) antifascisti; organizzazioni cattoliche (per lo più di vertice) hanno aiutato i gerarchi nazisti a salvarsi e a fuggire dopo la seconda guerra mondiale, mentre non c'è dubbio che alcune iniziative cattoliche hanno aiutato ebrei a sfuggire ai nazisti; i valori cattolici sono stati spudoratamente sbandierati da regimi dittatoriali come quello di Pinochet in Cile e dei generali in Argentina (decine di migliaia di desaparecidos), con sostanziale appoggio della maggioranza dei rispettivi episcopati, mentre nella stessa America Latina non pochi cattolici si sono apertamente, e alcuni persino con le armi, schierati contro tali regimi; in Italia dopo il fascismo, gli identici "valori cattolici" hanno sostenuto a spada tratta fino a pochi anni fa il regime democristiano, di cui oggi quasi tutti si vergognano, o fanno finta di vergognarsi; e nonostante si sia diffuso e teorizzato una sorta di gioco delle tre carte ("noi cattolici siamo al di sopra della politica, ma chi fa politica deve ispirarsi ai valori cattolici" [altro tema che gira nelle "sei aiuole"]) oggi dicono di ispirarsi ai valori cattolici Fini, Berlusconi, Casini, Buttiglione, Segni, Prodi. Ora, quando io parlo dei valori ai quali si ispira la docente Russo, non voglio certo sapere in quale partito politico si riconosce; ma siccome dietro a quei signori che ho nominato vi sono modelli di società e di convivenza umana molto differenti fra loro, dichiararsi di valori cattolici è dire tutto e il contrario di tutto (ed i maligni potrebbero non a torto considerarla una posizione piuttosto furbesca: con questo metodo, i vescovi italiani che facevano pappa e ciccia con i vertici del regime democristiano sono ancora al loro posto, e magari si permettono ingenerosamente di predicare contro i loro ex-amici caduti in disgrazia e che non sono più al loro posto: ma ai giovani queste furberie non bisogna insegnarle, se non vogliamo che diventino ipocriti come la nostra generazione, che ha fatto finta di passare ignara in una società verniciata di falsi valori, dove tutti rubavano [non solo soldi] e tutti abbiamo fatto finta di non saperlo).

Quindi io non so quale è il tipo di società per la quale la docente Russo lavora. Mentre invece tutti sanno benissimo quale è il tipo di società per la quale io lavoro, e che vorrei lasciare in eredità alla generazione futura.

Francesco Dentoni

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lo studente Melone propone un commento alla bozza di questionario avanzata da lui stesso, che aveva dato origine al dibattito sul "documento Melone". Chiarendo il senso di quella bozza, egli pure entra almeno indirettamente nel dibattito; settembre 1996



 Proposta di questionario per i genitori:

 Q 7: é giusto che mio figlio scelga di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.

 1. Dato che mio figlio ha qualche problema nell'inserirsi con gli altri, l'ora di religione é importante per fargli acquistare coraggio nei rapporti con i compagni.

2. Non ho tempo di stare dietro a mio figlio, quindi confido nell'abilità del docente affinché capisca al mio posto i problemi del mio ragazzo.

3. é giusto perché é giusto.

4. é giusto perché é morale.

5. é giusto perché dalla mia esperienza personale ne ho tratto giovamento e non vedo perché non ne possa trarre giovamento anche mio figlio.

6. Penso che mio figlio non sia ancora pronto ad affrontare la realtà, quindi l'ora di religione é molto importante perché funge da palestra di allenamento.

7. I nostri ragazzi sembrano tanto estroversi, dinamici, ma la realtà é che sono ancora giovani ed hanno un grande bisogno del consiglio di qualche adulto e spesso quello dei genitori non é sufficiente.

8. I docenti delle altre materie non sono affatto in grado di affrontare in classe gli stessi argomenti di cui potrebbero parlare con il docente di religione.

9. Anche se ci fossero docenti "tanto bravi" da non limitare la lezione alla propria materia, mio figlio si sentirebbe sempre condizionato dal registro.
 
 

Punti favorevoli e punti contrari.

1. I punti 1, 2, 5, 6 e 7 sono consecutivi e provocatori, pensare che un genitore non abbia tempo da perdere per il proprio figlio, é inconcepibile, pensare che un genitore non sappia educare alla realtà é inconcepibile. é essenzialmente il sintomo di un decadimento del valore della famiglia. Senza un nucleo iniziale in cui confrontarsi e scontrarsi, un figlio facilmente quando crescerà avrà dei problemi di ambientazione. Tali problemi si manifestano a scuola perché dopo la famiglia é il luogo più vicino alla crescita di un ragazzo. Comunque però la scuola e più nello specifico l'ora di I.R.C. non possono essere ridotte alla completa rieducazione di un ragazzo. Il problema é alla fonte, risiede nell'ineguatezza di talune famiglie che di fatto non esistono e che quindi non possono educare. Da questo punto di vista si richiederebbe alla scuola un doppio sforzo: l'educazione dei genitori e successiva educazione dei relativi figli. Genitori che non hanno dialogo con i propri figli non possono che delegare la scuola, genitori di questo genere ce ne sono e dal mio punto di vista sono dei perdenti, e probabilmente faranno dei loro figli dei perdenti.

2. É giusto perché é giusto, é giusto perché é morale non ha senso. É una ennesima provocazione, questa volta per tastare il terreno dell'interesse che il genitore che legge il questionario ripone nell'argomento.

3. I punti 8 e 9 sono il perno del discorso che porterò avanti sull'I.R.C. Mentre nei punti precedenti abbiamo parlato delle errate aspettative, del principio di "delega" alla scuola, della rinuncia di alcuni genitori a mantenere salda ed unita la famiglia, intesa come unità di misura di una società salda ed unita, ora é giusto parlare di quelli che sono gli atteggiamenti dei ragazzi. L'ora di Insegnamento della religione cattolica é intesa

(a) per molti studenti come un breve ma intenso periodo in cui esprimersi così come si esprimono fuori dalla scuola, quindi a casa e con gli amici, ossia in modo sincero prendendo come pretesto argomenti che prescindono le "materie che contano" (nel senso che i docenti in un modo o nell'altro mi condizionano, o io stesso mi faccio condizionare dal "voto" e nelle loro materie non posso essere a fondo me stesso) [é un discorso molto vasto, con dei chiari limiti di validità che non può forse essere affrontato durante il convegno]

(b) Per altri é una buona occasione per mostrare ai compagni di classe alcuni aspetti del proprio modo di essere e dei propri sentimenti che non riesce ad esternare altrove perché o non ne ha il coraggio o i compagni non gli forniscono l'opportunità [posso capire la difficoltà di questi ragazzi e non mi sento di togliere loro questa occasione]

(c) Per altri ancora é una ennesima occasione per far felice il docente: per andare bene a scuola (voto buono sul registro) devo assolutamente capire cosa vuole il docente, devo entrare nella sua mentalità e non devo mai contraddirlo su questioni fondamentali anche se questo significa calpestare il mio modo di essere [non mi piacciono i camaleonti per professione].
 
 


Massimiliano Melone

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intervento della studente Ruggieri sul "documento Melone", soprattutto a proposito dell'immaginario dell'IRC e dei suoi contenuti



CONSIDERAZIONI SUL DOCUMENTO MELONE:

Premetto che ho trovato molto interessante e molto vicino alle opinioni comuni, le domande del questionario di Massimiliano

Mi sembra normale che da questo questionario si sia ricavato tutto un impianto di pensiero per me molto molto diffuso.

Ho notato che le visioni dell'I.R.C. (su cui il docente Dentoni ha espresso varie perplessità) come un'ora non strettamente legata ai programmi e ai voti, come ora di riflessione interiore e come ora di approfondimento della cultura cattolica, sono proprio le risposte che molte persone ci hanno dato finora alla richiesta di buoni motivi per avvalersi dell'ora di religione cattolica. Ritengo perciò impossibile staccarsi da queste visioni dell'ora, anche se non corrispondono a nessun documento ufficiale.
 
 

Considerazioni sulla base della mia esperienza personale

Negli anni in cui mi sono avvalsa dell'insegnamento della religione cattolica ho riscontrato diverse forme di gestione di quest'ora che anche in me hanno fatto sorgere il dubbio che non ci fossero programmi ben stabiliti (ammetto la mia passata ignoranza in materia). In particolare tra lo svolgimento di quest'ora alle scuole medie inferiori e a quelle superiori, ho sentito maggiore "libertà di azione" alle superiori perché oltre ad analisi basate su testi religiosi e riti cattolici, ci sono stati ampi spazi riservati all'espressione dei nostri pensieri, dei nostri problemi molto più che in altre materie. Ma il docente di religione cattolica non é e non sarà mai uno psicologo anche se talvolta l'istinto potrebbe portare gli studenti ad affidarsi a lui come tale [esempio del barbiere]

Qualcuno potrebbe dire che non c'é niente di male se il docente si comporta sia come psicologo, sia come "guida morale" e ci fa vedere come e perché la chiesa assume delle precise posizioni di fronte a temi di attualità che riguardano anche noi da vicino molto più di quanto gli altri non pensino. Mi riferisco in particolare a temi di politica e più in particolare a temi come il divorzio e l'aborto che però (mia esclusiva opinione personale espressa già in altri luoghi e in altri tempi) non possono essere trattati obiettivamente da un docente che ha una "logica" e "ovvia", perché scritta e riconosciuta dalla legge, impostazione ed educazione

"conforme alla dottrina della chiesa cattolica".

Per me uno dei problemi dell'ora é proprio questo: che oltre ad essere per impostazione giuridica preclusa a chi appartiene ad altre religioni, lo é di conseguenza anche alle minoranze di tipo non religioso e con questa espressione mi riferisco a chi si crede fermamente cattolico praticante ma non si riconosce talvolta nell'azione della Chiesa cattolica.
 
 

Riflessione sull'ora vista come approfondimento della cultura cattolica

Per quanto riguarda in particolare la visione dell'ora come approfondimento della cultura cattolica che é in stretto contatto con gran parte della storia d'Italia, io personalmente non ho mai visto l'ora in quest'ottica e non ho mai pensato che la scelta di non avvalersi dell'I.R.C. potesse rappresentare un rifiuto di tutti gli elementi cattolici che sono stati protagonisti nella letteratura, nella filosofia e nella storia (e anche nello sviluppo della scienza).

[Questa breve considerazione la faccio in risposta a chi mi ha presentato l'equazione rifiuto dell'I.R.C = rifiuto dei fondamenti della cultura italiana].
 
 

Riflessione sull'ora vista come ora di Storia delle religioni

Nonostante ci siano ,come ha sottolineato anche la docente Russo, dei programmi ben precisi dell'ora di I.R.C., un solo anno mi é capitato di viverla come un'ora di Storia delle religioni, viste sempre alla luce di quella Cattolica; perciò a chi mi dice che l'ora di I.R.C. é anche un modo per avere una visuale complessiva delle diverse religioni io devo far notare che l'ora di I.R.C. non é solo questo e nemmeno soprattutto questo E allora in che cosa consiste effettivamente quest'ora? Io di preciso non lo so, sono molto confusa proprio per aver visto e sentito mille sfaccettature di quest'ora, e mi permetto di osservare che questa confusione é piuttosto diffusa.

Stefania Ruggieri, 31 ottobre 1996

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