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DAY BY DAY
note e commenti sul lavoro
comune nella classe 4F
del Liceo Scientifico "Malpighi"
di Roma
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| 22.11.99
A proposito dell'assemblea di classe del 11.12.99, vorrei dire alcune cose. 1. Anzitutto ribadire il perché io,
se posso, sono presente. Non sono presente per curiosare, e tanto meno
per fare "spionaggio". Sono lì perché la 4F è la mia
classe, come è la vostra classe; e quindi ci sono per gli stessi
motivi per cui ci siete voi. E' vero che la normativa non mi dà
diritto di parola (la cosa è un po' anomala, ma mi sembra in concreto
opportuno: se date la parola ai docenti, non riuscite più a toglierla);
ma non mi lamento: mi basta esserci. E con la mia presenza voglio dire
nei fatti il mio rispetto verso queste forme di partecipazione degli studenti
nella gestione della scuola, nonostante queste forme di partecipazione
siano cadute in basso, molto in basso. E voglio, nei fatti, dare un silenzioso
contributo perché non degradino ancora di più; e caso mai
si risollevino.
2. Valentina (F.) non riesce a capire
bene perché i suoi verbali ricevono valutazioni diverse anche se
pensa di farli tutti allo stesso modo.
3. Ho sentito, nella assemblea di classe,
forte l'esigenza, da parte degli studenti, di una "imparzialità"
nei docenti. In linea di massima sono d'accordo (lo stesso rigore non mi
sembra sentito nella direzione reciproca, e cioè che gli studenti
si sentano rigorosamente tenuti, per giustizia, a trattare, considerare,
ascoltare, assecondare... tutti i docenti allo stesso modo; ma lasciamo
perdere).
4. Non sarebbe il mio compito dare dei giudizi;
ma avrò pure il diritto di avere una mia opinione, vero? E allora
la dico.
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| 22.11.99
A proposito delle valutazioni intermedie (orribilmente dette "pagellini"),
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| 19.11.99
A margine dello step 4 della monografia annuale (scheda H2E1), invito gli studenti ad puntare a standard di maggiore qualità:
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| 30.10.99
Alessio (V.) già il 25.10 in classe faceva notare
In proposito vorrei dire alcune cose, che certo non esauriscono il tema. 1. Anche se sembra crudo, come premessa devo dire che attualmente, nella impostazione della scuola di oggi, la valutazione del docente è insindacabile. Era e rimane così. Sembrerà duro, ma è così. Questo impianto è stato col tempo fortemente mitigato dal fatto che gli atti della pubblica amministrazione devono avere una motivazione ed una logicità. Ma quando i TAR accolgono i ricorsi di studenti respinti, non dicono che lo studente doveva essere promosso, bensì semplicemente che la bocciatura (cioè la decisione conclusiva di un ragionamento) non era legata del tutto coerentemente con l'insieme degli elementi che ad essa conducevano (con le premesse del ragionamento). E una sentenza a favore dello studente significava in concreto che il consiglio di classe era riconvocato a riformulare un giudizio coerente (che poteva essere di promozione, ma non di rado ancora di bocciatura, motivata in modo più coerente e inattaccabile [e credo sappiano tutti che quando si vuole motivare, anche a posteriori, una decisione, ci vuole poco...]) 2. Alessio dirà: "Appunto! Infatti
io non voglio dire che il giudizio dato al mio lavoro doveva essere diverso;
voglio solo sapere con che logica è stato dato". Ma io chiedo: ammettiamo
di mettere per scritto la motivazione di un lavoro estivo. Fisicamente,
quanto deve essere lunga per essere considerata una motivazione? Tre righe?
cinque righe? una pagina? Non dite "non importa": altrimenti vuol dire
che basta mezza riga, quella che ho data io. Nei verbali di scrutinio,
una motivazione di non promozione prende in media (faccio per dire, ma
una media vera si può fare facilmente) quattro righe. Per un lavoro
estivo, che è forse un quarantesimo del lavoro di un anno, quante
righe di motivazione occorrerebbero? Poiché è certo che non
si può dare una valutazione senza motivazione.
3. Ma Alessio ribatterà: "Sì,
ho capito. Ma perché nel tale parametro mi ha dato un giudizio non
positivo? Cosa ho scritto in concreto che non è piaciuto al docente,
e che gli ha dato questa impressione? Cosa avrei dovuto scrivere perché
il docente ritenesse migliore il mio lavoro? Così, fra l'altro,
la prossima volta lo farò meglio". [sul "la prossima voglia farò
meglio", vale in parte quello che ho scritto poco sopra a proposito di
Valentina]. Io direi che sì, certo, una revisione analitica
a sistematica di un lavoro (del tipo di quello che io faccio per i verbali
del terzo anno) sarebbe in teoria ottimale [in teoria solo: perché
non credo che la scuola sia un ripiego, per risparmiare, rispetto al lavoro
del precettore privato: troppi secondo me pensano ancora la scuola secondo
questo modello, mentre la scuola è soprattutto lavoro insieme, non
coltivazione del proprio conto personale presso il registro del docente].
4. Certo, i test a risposte brevi sembrano
più facili da valutare e da motivare: ogni domanda ha un certo peso,
ed il punteggio assegnato ad ogni risposta (in relazione ad un certo parametro)
parla in qualche modo da sé. Poi, come sapete, io per lo più
considero sufficienza il 50% dei punti a disposizione. Ma anche questo
sistema cadrebbe sotto la obiezione di Alessio: perché per la tale
risposta mi ha dato 1,5 su 4 anziché 2 o 2,5?
5. Volete un consiglio? Mettete a confronto i vostri lavori [vorrei farlo io stesso, ma ci vuole tempo, e non vedo ora la possibilità di prendere questo impegno] e confrontateli fa loro, per vedere se il vostro giudizio coincide con il mio (coincide "grossomodo", naturalmente! un margine di divergenza di 2/10 non lo troverei scandaloso: se cioè altri metterebbero 6 o 8 dove io metto 7). O se volete provare a fare valutare i vostri lavori da altri, io mica mi offendo! Se però, nel fare questo, volete essere credibili, siate chiari, precisi, onesti, completi, documentati. Ricordatevi che chi perde credibilità, non la riacquista facilmente. 6. Volete un altro consiglio? Cercate di riconoscere le spiegazioni che vi vengono offerte, anche se non sono precedute dal vostro nome e cognome. Quando dico (dopo avere visto i compiti svolti) che un lavoro può essere svolto in due modi: o in un modo meccanico, trasponendo le frasi raccolte lungo il percorso da me preparato passo passo come un tappeto, ovvero in modo consapevole e attivo, mostrando di avere capito, tramutato nel proprio linguaggio e colto i problemi e le dimensioni che stanno dietro quelle formule, sto dicendo come secondo me andava fatto il lavoro, e che cosa non c'era che andava in quelli che sono stati giudicati di fascia inferiore. [6 bis. Se poi c'è qualche studente che elabora trucchi per far credere di avere assimilato e di avere colto la profondità di un testo, e magari ci riesce, io dico che ha il cervello bacato ed è peggio per lui; ma in teoria dovrei chiamare in causa l'humus che sta dietro a simili comportamenti, ed è una specie di omertà molto diffusa fra studenti e genitori, per la quale imbrogliare le carte per figurare bene a scuola è un merito, non una disonestà. Perché gli studenti sono elusivi su argomenti di questo tipo? Vorrei capirlo. Mi pare che a parole la ipocrisia sia deprecata da tutti)] 7. E poi, è veramente raro che uno
studente venga a chiedere la motivazione di una valutazione positiva ("dove
ho fatto così bene? Perché se lo so, lo farò ancora...").
Come mai? Non è ironia...
8. Se avessimo tempo, potremmo inventarci
dei meccanismi a tutela dello studente (ma anche del docente, perché
la tutela dello studente onesto, non di quello che nel linguaggio volgare
dei giovani si chiama "paraculo", è certamente vantaggio del docente).
Ad esempio, la possibilità, in un anno, di potere avere un controllo
analitico, del tipo di quello richiesto da Alessio, per tre volte (con
la clausola che se la richiesta del controllo risulta poi giustificata,
il contatore a decrescere non scatta). Ma una iniziativa del genere, se
attuata a pieno regime significa secondo me un aggravio di 40 ore di lavoro.
Io il mio tempo di lavoro, penso di poterlo usare in altro modo; né
accetterei un (peraltro impensabile) pagamento di 40 ore di straordinario
(2 milioni lordi) all'anno, che si ripercuoterebbero in ogni caso sulla
qualità del lavoro che già faccio. Infatti è forse
vero che il tempo crea denaro, ma non che il denaro crea il tempo.
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| 25.10.99
- 2
Valentina si lamenta (garbatamente! ma non stiamo a guardare alle forme...) che nel nostro lavoro non si procede alla correzione analitica dei test, con una serie di inconvenienti (in sostanza non si impara dagli errori commessi). Su questo punto, non è che i problemi siano pochi. E bisogna anche che sia abbia chiaro cosa cerchiamo nel nostro lavoro: altrimenti per forza non ci si capisce. Quando facciamo un test, io considero assodato che lo studente
Bisogna anche che lo studente esca da una
mentalità ormai insostenibile: che un test "si corregge", che un
test "contiene degli errori". Sono tutte cose che fanno riferimento ad
una immaginaria realtà di fatto inesistente. Ci sono tanti modi
per rispondere a una domanda (anche quelle di poche righe). Uno studente
dovrebbe essere in grado di sapere con quale approssimativo grado di precisione
si è espresso nelle risposte di un test.
Anche l'idea che "se mi mostri dove esattamente ho sbagliato, l'errore non lo ripeto più", secondo me è piuttosto questionabile: io infatti non ritengo che lo scopo del mio lavoro sia quello di diminuire gli errori degli studenti (cioè aiutarli a passare bene i test). Dopo che ti ho fatto una domanda, riproporti la stessa domanda non ha più senso, o non ha più lo stesso senso: per cui se ti chiedo "cosa è la filosofia" in terzo, e poi in quarto, non mi puoi rispondere con la stessa formula, quella "corretta" nel test del terzo anno! La correzione non può diventare il repertorio delle risposte esatte per il futuro... Queste cose bisogna capirle una volta per tutte, altrimenti non ci capiremo mai nemmeno sulle cose più minute... Perciò, spiegarti come avresti dovuto rispondere a una certa domanda, ha ai miei occhi una importanza molto relativa. Gli studenti secondo me dovrebbero stare
più attenti a quelle forme di revisione dei test (ad esempio il
"ribattere i chiodi", le precisazioni a caldo immediatamente dopo il test)
che, senza essere la tradizionale (e non immune da critiche, sotto vari
aspetti) "correzione", ne costituiscono invece parte sostanziosa: se quando
segnalo che alcune idee non risultano ben comprese, gli studenti prestano
meno attenzione di quando passo in rassegna i singoli test con nome e cognome,
allora funzionano criteri non detti (ma non rispettabili, ed anche pericolosi:
"nella società le cose che vengono dette per tutti non mi interessano;
mi interessa solo quello che riguarda i miei affari privati"...)
Il problema comunque rimane.
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| 25.10.99
- 2
Vari studenti (in particolare Fabiana e Riccardo C.) si lamentano che l'accesso ai risultati dei test pubblicati sul sito web di servizio sono molto lunghi e faticosi. In proposito invito a controllare che non sia un problema di saturazione oraria o del loro provider. Per parte mia sto studiando la possibilità:
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Ultimo aggiornamento 27.09.99