Suona
il corno del giubileo: la scuola liberi i prigionieri
Con riferimento al Collegio dei Docenti convocato
per il 25.10.99, che al punto quarto dell'ordine del giorno prevede: "Attività
alternative all'insegnamento della religione cattolica", voglio rilevare:
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le "attività alternative" sono una invenzione
del ministro Falcucci, che voleva cercare di proporre obblighi alternativi
a chi non aveva fatto la libera scelta di avvalersi dell'IRC
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poi, sotto il peso della sentenza
della Corte Costituzionale n. 283/89, tale obbligo di "attività
alternative" è stato tramutato in offerta di "attività alternative";
e questo aveva senso dal momento che comunque gli studenti erano obbligati
a rimanere a scuola
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poi, sotto il peso della sentenza
della Corte Costituzionale n. 13/91, anche l'obbligo di
rimanere a scuola è saltato, ed è saltato l'intero impianto
delle attività alternative, perché, come ha ripetutamente
sottolineato la Corte Costituzionale, avvalersi dell'IRC è una libera
scelta di coscienza che "non può essere degradata ad opzione
fra equivalenti discipline scolastiche".
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correttamente, perciò, il testo
unico sulla scuola (D.Lgs. 297/1994) ha eliminato alla radice le "attività
alternative", prendendo atto di quanto già il parlamento
aveva deciso (ma il Ministero della Pubblica Istruzione aveva sistematicamente
rifiutato di prendere in considerazione), e cioè che "per dare reale
efficacia all'attuazione del diritto di avvalersi o non avvalersi (...)
si provvede a che l'insegnamento religioso (...), nelle classi in cui sono
presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, non abbiano luogo
in occasione dell'insegnamento di altre materie, né secondo orari
che abbiano per detti alunni effetti comunque discriminanti" (art. 311,1).
Questa norma (che non è una circolare, ma è legge della
Repubblica) dice chiaramente che non si può spaccare la classe in
due, e fare in contemporanea due insegnamenti paralleli: uno di IRC e uno
di altra materia. Chi non accetta questa lettura, provi a darne una
'alternativa'.
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Il ministro Berlinguer, nel maggio 1999 ha rilanciato
il ruolo delle "attività alternative" nella famigerata Ordinanza
128 del 14.5.99, che invitava a valutare come "credito formativo" il fatto
di avere scelto e seguito l'IRC: Ordinanza sommersa da un mare di proteste,
e (forse non tutti lo sanno) impugnata da alcune associazioni, che davanti
al TAR hanno rinunciato a chiedere la sospensiva (nel giugno 1999) solo
per evitare un ciclone giuridico sugli esami di stato ormai in corso. Ma
è sintomatico che anche in questo caso le "attività alternative
" siano state resuscitate per quello che è il loro scopo preciso:
per discriminare (usare l'alibi della esistenza di "attività alternative"
per nascondere dietro una parvenza di eguaglianza una colossale svendita
di favori al mondo cattolico [!?ma sono cattolici, quelli che si prestano
a ricevere tali favori?!: a me sembrano una lobby di affaristi], in coerenza
perfetta con una serie di altri comportamenti illegali)
Pertanto
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chiedo che non venga istituita alcuna "attività
alternativa" all'IRC
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chiedo che vengano studiate e utilizzate le
ormai sconfinate possibilità di gestione degli orari per assicurare
a tutti gli studenti un orario continuativo e non un orario spezzato,
come è loro diritto, e come la legge impone [per fare solo un esempio:
moduli quadrimestrali di due ore settimanali di IRC automaticamente garantirebbero
la possibilità di orario continuativo anche con IRC collocato in
seconda e penultima ora]. Non c'è dubbio infatti che è grave
discriminazione non garantire in linea di principio (sia pure con dispiacere)
un orario disagevole a studenti che non hanno scelto l'IRC, e invece garantire
in via di principio un orario non disagevole per chi ha scelto l'IRC
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intendo dissociarmi pubblicamente -anche a mia
personale tutela- dalle decisioni in senso contrario a quanto sopra esposto,
che il Collegio dei Docenti e gli altri Organi Collegiali dovessero adottare.
Voglio
aggiungere che la chiarezza e la trasparenza sono la
forza di una istituzione educativa. Nessuno faccia finta di non sapere
che:
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che vi sono studenti che ritengono ancora il
non scegliere l'IRC una specie di "esonero" (e se è vero, qui la
scuola ha delle colpe)
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che vi sono studenti che scelgono l'IRC perché
temono che la scuola li consideri "lavativi" o "ingombranti" (e se questo
è vero, la scuola ha delle colpe)
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che vi sono studenti che scelgono l'IRC perché,
minorenni, avrebbero delle complicazioni con i permessi dell'uscire e rientrare
(e se questo è vero, la scuola ha delle colpe)
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che vi sono studenti che scelgono l'IRC perché
altrimenti saranno penalizzati con orario scombinato (e se questo è
vero, la scuola ha delle colpe)
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E non dimentichiamo che vi sono anche studenti
che avrebbero scelto l'IRC, ma in coscienza non hanno potuto farlo, per
solidarietà con i loro compagni, emarginati perché non avvalenti:
cioè per non essere oggettivamente complici di una discriminazione,
che viola sia i principi costituzionali, sia i principi della loro fede
religiosa. E se questo è vero, anche qui la scuola ha delle colpe.
Non ho parlato di numeri: basta che di studenti
che rientrano in questo elenco ce ne sia uno, perché la scuola abbia
delle colpe. Ma solo degli ingenui o degli ipocriti potrebbero dire che
i numeri sono insignificanti.
Per parte mia, non trovo affatto esagerato
dire che nella scuola italiana vi sono degli studenti "prigionieri"
per motivo di coscienza: tenuti a scuola contro la loro volontà,
attraverso una serie di ricatti, di inadempienze, di ambiguità,
di cose non dette. Per non parlare del vero e proprio illegale sequestro
degli studenti perpetrato dal 1984 al 1991, e tuttora presente in modo
strisciante in molte scuole, che giocano vigliaccamente sulla ignoranza
e sul timore di studenti e genitori; sequestro di nuovo occultamente e
furbescamente tentato in linea di principio dal ministro Berlinguer nel
dicembre 1998 (C.M. 489/98).
Ora è il momento di dire basta.
Intendo infine,
al di là del dovere che tutti abbiamo
di non discriminare fra cittadini, pubblicamente fare appello a quanti
in questi mesi strombazzano il giubileo prossimo venturo. Li invito ad
essere coerenti ed a recuperare autenticamente quello che i cattolici asseriscono
essere lo "spirito del giubileo":
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ci si converta dall'egoismo dei propri interessi
di parte, e dalla pretesa di godere pubblici privilegi a spese della collettività
-
si riconoscano gli errori ed i delitti commessi:
ma non tanto quelli passati bensì soprattutto quelli presenti
-
si proceda, anche nella scuola italiana,
ad una apertura delle carceri ed a una liberazione dei prigionieri,
e cioè di tutti quegli studenti che con mille stratagemmi (ma non
di rado con la pura prepotenza) vengono tenuti dentro le istituzioni scolastiche
per una ora alla settimana (33 ore l'anno), nel timore (che i cattolici
per primi dovrebbero ritenere infondato) di una fuga di massa dall'IRC.
Non so quando arriverà un giorno nel
quale noi potremo scrivere a chiare lettere nel nostro POF: "questa scuola
garantisce a tutti, per le materie obbligatorie, un orario continuativo
e non disagevole: sia per coloro che hanno scelto, che per coloro che non
hanno scelto l'insegnamento della religione cattolica". Quello sarà
il giorno del giubileo. Prima, per favore, nessuno faccia chiasso.
Roma 24.10.1999
Francesco Dentoni - docente di Storia e Filosofia