Esposto inviato alla Magistratura
per chiedere di valutare se il governo italiano ha tradito la Costituzione
che ripudia la guerra
Al procuratore della repubblica
presso il tribunale di Roma
Piazzale Clodio 1
00197 Roma RM
Al procuratore della repubblica
presso il Tribunale di Roma
Esposto
nei confronti del presidente del consiglio dei ministri della repubblica
italiana Massimo D’Alema e dell’intero governo italiano per eventuale abuso
di poteri, tradimento del giuramento di fedeltà alla Costituzione,
sovversione dell’ordinamento costituzionale
Io sottoscritto Francesco Dentoni
Premesso
-
che io sono cittadino italiano
-
che io ho il diritto che tutti
i cittadini siano fedeli alla Repubblica e ne osservino la Costituzione
(Cost. a. 54), e maggiormente coloro che ricoprono pubblici incarichi e
prestano costituzionale giuramento di fedeltà (Cost. a. 91 e a.
93)
-
che la difesa della Patria è
un mio sacro dovere (Cost. a. 53), e che sono chiaramente nemici della
patria coloro che ne violano platealmente i principi fondamentali, di cui
fa parte lo art. 11, e cioè che l’Italia ripudia la guerra come
strumento di soluzione delle controversie internazionali
-
che tuttavia di fatto, da quasi
un mese, l’Italia è in guerra, come ha pubblicamente dichiarato
oggi 15 aprile il presidente del consiglio dei ministri in una dichiarazione
da Bruxelles, per giustificare l’ingresso in combattimento di alcuni aerei
"tornado" italiani al confine fra Serbia, Albania e Macedonia
-
che la guerra in corso è
esplicitamente giustificata come strumento alternativo (dopo lo insuccesso
della conferenza di Ramboulliet) per risolvere una controversa internazionale
Considerato
-
che la guerra in corso appare
indiscutibilmente esclusa dalla nostra Costituzione
-
che lo sbandierato dovere di fedeltà
ad alleanze internazionali non può essere invocato come pretesto
per limitare la sovranità dello stato (e con essa la sfera di applicazione
della Costituzione), in quanto l’art. 11 della Costituzione ammette sì
una parziale limitazione della sovranità nazionale: ma per fare
la pace, e non per fare la guerra
-
che l’eventuale autorizzazione
del parlamento a violare la Costituzione non diminuisce affatto le responsabilità
di chi viola la Costituzione, ma caso mai le allarga
-
che la magistratura non può
certo illudersi di rimanere neutrale mentre la repubblica è in pericolo,
e deve, come tutti, assumersi le sue responsabilità, morali, civili,
politiche e anche giudiziarie, nel presente e nel futuro
presento formale istanza
affinché il procuratore
della repubblica valuti
-
se l’operato del presidente del
consiglio dei ministri Massimo D’Alema e dell’intero consiglio dei ministri
non si configuri come
-
abuso di poteri
-
tradimento del giuramento di fedeltà
alla Costituzione di cui all’art. 93
-
associazione sovversiva dell’ordinamento
costituzionale (c.p. 283)
-
o comunque comportamento soggetto
a sanzioni penali di cui il magistrato fosse a conoscenza
-
se il comportamento del Presidente
della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che a me risulta si sia limitato,
di fronte ai fatti qui esposti, ad esprimere il proprio personale rammarico
ma non ha posto alcun atto a difesa della Costituzione della quale è
supremo garante, non si configuri come reato previsto dall’art. 90 della
Costituzione, e tradimento del giuramento di cui all’art. 91 della Costituzione.
12. Qualora sussistano ostacoli
legislativi di natura restrittiva che impediscano la indagine o la punizione
dei reati qui ipotizzati, chiedo che il magistrato sollevi davanti alla
Corte Costituzionale eccezione di costituzionalità: è evidente
infatti che se parlamento, presidente della repubblica e governo potessero
sfuggire per principio ad una accusa di tradimento, purché solidali
fra loro, sarebbe certamente violato il primo dei principi costituzionali,
e cioè che la sovranità appartiene, in radice, al popolo.
E questo comporterebbe gravissime ma ineludibili conseguenze, se rimarrà
fermo, come ritengo debba essere, che il primo dovere dei cittadini è
quello di difendere la Costituzione, non quello di obbedire al governo.
Ai sensi dell’art. 408,2 del
c.p.p. chiedo di essere avvisato in caso di archiviazione.
Roma 15 aprile 1999
Francesco Dentoni